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VENEZUELA/ E ora Chavez “sfida” già l’Europa

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Attualmente potremo dividere l’America Latina, politicamente, in due grandi aree. La prima è la più evoluta e di essa fanno parte Brasile, Cile e Uruguay, paesi che hanno superato le vicende nefaste degli anni Settanta attraverso un processo di pacificazione delle rispettive società che ha aperto le porte a poteri che si sono alternati, spesso politicamente all’opposto, ma sempre con un reciproco rispetto. E guarda caso sono anche le nazioni economicamente meglio messe, con previsioni di sviluppo notevoli e anche senza soverchi problemi occupazionali, visto che le immense risorse garantiscono un relativo benessere. Punto non secondario, la loro lotta alla miseria porta ogni anno tra il 2 e 3% della popolazione a elevare il suo stato economico uscendo dalle sacche della miseria.

Nelle nazioni che fanno parte della seconda area, invece, si sono cementati ormai da anni poteri che, dietro l’apparente rispolvero di ideali figli dell’illuminismo di stampo bolivariano e sanmartiniano, nascondono vere e proprie dittature o regimi che hanno monopolizzato non solo l’informazione ma interi settori dell’economia: essi sono il prodotto di quanto scritto sopra, di quella miope visione europea (e anche statunitense) che ha favorito il sorgere di una demagogia di ampio impatto sociale, dove le classi meno abbienti in molti casi ricevono sussidi fini a se stessi, non collegabili quindi all’implementazione di una cultura del lavoro, e dove spesso la storia anche recente è stata riscritta a uso e consumo di queste oligarchie.

Regimi che hanno portato alla cancellazione di qualsiasi diritto democratico, individuando nella classe media lavoratrice il cancro da estirpare. Paesi come l’Argentina, il Paraguay, la Bolivia e il Venezuela, dotati di immense ricchezze energetiche che spesso fanno da puntello economico all’implementazione di politiche ultrastataliste tali da far rimpiangere la vecchia Europa dell’Est, ma che rendono moltissimo e impattano celermente nelle classi meno abbienti, che si vedono assistite - vale la pena ripeterlo - nella loro inerzia totale, favorendola apertamente in cambio del suffragio popolare.

Certo, ci sono anche nazioni, come ad esempio il Venezuela, dove le classi lavoratrici meno abbienti hanno avuto la possibilità di accedere a mutui per ottenere una casa, oppure un ampio incremento della cultura: ma il prezzo pagato per queste giuste riforme è stato la fine della democrazia (sebbene in alcuni Paesi non sia mai esistita) e l’inizio di regimi equalitari solo nell’immagine.