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ARGENTINA/ Il popolo in piazza dà una "lezione" anche all’Italia

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Cristina Fernandez de Kirchner (Infophoto)  Cristina Fernandez de Kirchner (Infophoto)

“Si este no es el pueblo, el pueblo donde esta?” (“Se questo non è il popolo, il popolo dov’è?“), gridano in queste ore milioni di argentini autoradunatisi nelle principali piazze del Paese per urlare il loro no all’attuale Governo. È la seconda manifestazione autoconvocata attraverso le reti sociali dopo quella di settembre, della quale i lettori del sussidiario hanno avuto un ampio resoconto. La cosa che sorprende questa volta, oltre alla partecipazione massiva rispetto alla precedente che già aveva raggiunto numeri ragguardevoli, è che, sempre grazie a internet, è stato coinvolto nella stessa forma tutto il Paese e non solo… davanti alle sedi diplomatiche argentine nel mondo si sono radunati gruppi di persone che si sono sommati alla protesta.

I motivi del gesto sono sempre gli stessi: la gente chiede più sicurezza, recuperare il valore delle pensioni tolto dal Governo, combattere un’inflazione dovuta non alla crisi mondiale bensì alle scelte scellerate del gruppo di potere a cui fa capo la Presidente Cristina Fernandez de Kirchner, combattere una corruzione dilagante in cui vari membri di questo Governo sono coinvolti e, soprattutto, un ritorno a una democrazia vera dove si ristabiliscano il dialogo e i diritti uguali per tutti, che il presente regime oligarchico ha tolto. E anche opporsi al progetto di re-re-re elezione che, in barba a ogni principio democratico, l’intorno della Presidente sta elaborando in questi giorni.

La cosa che più colpisce questa volta è l’assoluto disprezzo dimostrato dal Governo in tutto l’arco di tempo che ha preceduto la gigantesca manifestazione. Con commenti a dir poco offensivi che, se non stupiscono quando provenienti dalla bocca di Juan D’Elia, un politico con un passato non certo cristallino nominato Sottosegretario da Nestor Kirchner nel 2003, risultano sgradevoli quando pronunciati da chi viceversa, per esperienza personale di un passato dolorosissimo, dovrebbe più di altri essere sensibile alla voglia di democrazia sprigionata da questi fatti: ci riferiamo a Estela Carlotto, presidente dell’associazione Abuelas (Nonne) de Plaza de Mayo, che da anni si occupa di ritrovare figli di desaparecidos nati durante la detenzione, che la nefasta e genocida giunta militare della fine degli anni Settanta ha affidato illegalmente a genitori “adottivi”. Dichiarare nei giorni scorsi che la manifestazione sarebbe stata un raduno pieno di infiltrati nazisti e in appoggio al regime militare (quest’ultima espressione è stata usata anche da altri membri del Governo) è ancora più crudele e “superficiale” che il commento al precedente raduno (“Ho visto molta gente ben vestita , segno che è la protesta dell’alta borghesia”).


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