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Esteri

SIRIA/ Molinari (La Stampa): vi svelo la strategia di Obama per far vincere i musulmani moderati

L'emiro del Qatar, Sheik Hamad bin Khalifa Al-ThaniL'emiro del Qatar, Sheik Hamad bin Khalifa Al-Thani

L’obiettivo di Obama è consentire alla stagione della Primavera araba di continuare a Damasco. Il presidente rieletto è convinto che diritti universali, libertà di espressione e riforme economiche siano la forza motrice del rinnovamento interno del mondo arabo e al tempo stesso in miglior antidodo contro i gruppi jihadisti ideologicamente legati ad Al Qaeda. Non c'è dubbio che la caduta di Bashar Assad potrebbe rivelarsi un duro colpo strategico per l’Iran ma il motivo per cui Obama sostiene l’opposizione siriana è lo stesso che lo ha portato a simili decisioni in Libia, Egitto, Yemen e Bahrein: sostenere il rinnovamento dall’interno di società imprigionate dai dispotismi. Il contrasto con Mosca è proprio nell’approccio alla Primavera araba, che il Cremlino teme considerandola fonte di instabilità. Obama e Putin ne parleranno presto.

 

I colloqui con l’opposizione siriana si sono tenuti in Qatar, il cui governo è una dittatura wahabita. Che cosa ne pensa del fatto che gli Usa, con la loro presa di posizione, accreditano il Qatar come un difensore dei diritti umani?

 

Il Qatar è, assieme alla Turchia, l’alleato di maggiore importanza di Washington nel Medio Oriente. Il motivo è che Doha, come Ankara, esprime un tipo di governo islamico moderato a cui l'amministrazione Obama guarda come modello di versione araba della democrazia. E’ nato proprio in tale cornice il sostegno di Washington al presidente egiziano Mohamed Morsi, espressione dei Fratelli musulmani.

 

Nonostante l’opposizione siriana in esilio abbia trovato un accordo, sul campo continuano a esservi disertori dell’Esercito siriano, comuni cittadini, elementi di Al Qaeda, jihadisti e islamisti. C’è davvero chiarezza su quali di queste componenti siano realmente appoggiate dagli Usa attraverso l’invio di armi?

 

Ciò che sappiamo è che l'intelligence Usa ha creato delle posizioni nel Sud della Turchia da dove decide, di volta in volta, chi aiutare così come il Pentagono ha inviato almeno 150 consiglieri militari in Giordania per creare una zona cuscinetto nella quale accogliere i profughi, ai confini con la Siria, scongiurando infiltrazioni e attacchi da parte delle forze di Assad.

 

La presa di posizione Usa sulla Siria ha solo a che fare con l’esito dei colloqui di Doha, o anche con la rielezione di Obama che gli consente di muoversi più liberamente?