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Esteri

GERMANIA/ Posselt (Csu): la risposta alla crisi non è l’austerity ma la "ricetta" della Chiesa

Angela Merkel e Francois HollandeAngela Merkel e Francois Hollande

La soluzione infatti non è l’austerity, ma l’introduzione di alcune riforme. Per esempio in Italia sarebbe necessario approvare nuove leggi per quanto riguarda il mercato del lavoro. In Francia invece occorrerebbe elevare l’orario normale di lavoro da 35 a 40 o 45 ore, e i francesi sono i primi a esserne consapevoli. Queste non sono politiche di austerity, né tantomeno una decisione che deve essere imposta dalla Germania, ma soltanto una scelta che spetta ai francesi stessi.

 

Quali altre riforme sono necessarie?

 

Il mercato del lavoro francese è molto rigido, chiuso e burocratico e quindi va cambiato. La Francia è dotata di industrie solide, è il sistema delle leggi che va modificato per rendere il mercato più competitivo.

 

Per Hollande nel 2013-2014 ci sarà la ripresa …

 

Sì, ma l’economia non si riprenderà senza fare nulla, bensì soltanto grazie all’introduzione di numerose riforme. La Germania e la Francia svilupperanno una serie di idee per affrontare insieme i problemi. Nel gennaio 2013 cade il 50esimo anniversario del Trattato dell’Eliseo, firmato da Konrad Adenauer e da Charles De Gaulle a Parigi. Entrambi i governi per questa ricorrenza hanno organizzato numerose attività comuni a livello di industria, difesa, politica estera e cultura.

 

Le soluzioni tedesche non tengono mai conto della realtà politica di Italia e Francia, dove la sinistra e la parte maggioritaria dei sindacati non sono certo moderati come in Germania …

 

Dobbiamo ripartire da una sana economia sociale di mercato, non dal capitalismo né tantomeno dal socialismo. Soprattutto in Italia, questo nuovo modello dovrebbe essere discusso basandosi di più sulla dottrina sociale della Chiesa.

 

In che modo la dottrina della Chiesa può essere una risposta alla recessione?

 

La Chiesa ci insegna che abbiamo bisogno di ritornare al personalismo, che implica la responsabilità da parte di ciascun cittadino. Non però in una chiave individualista ed egoistica: la responsabilità personale deve essere aperta alle comunità, alla società, alla ragione, al benessere comune, e rappresentare l’equilibrio ottimale tra la sussidiarietà e la solidarietà. La sussidiarietà senza solidarietà rischia di affermarsi con alcuni aspetti egoistici, mentre al contrario se c’è soltanto la solidarietà porta a una mancanza di libertà e a un’eccessiva burocrazia. Occorre quindi bilanciare entrambi gli aspetti.

 

(Pietro Vernizzi)

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