BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

MEDIO ORIENTE/ I salafiti e le due "Palestine" mettono in crisi Hamas

La striscia di GazaLa striscia di Gaza

Quanto sia vicino in questo momento forse non lo sa neanche Obama. Nel momento in cui Israele entra nel vivo della campagna elettorale, Netanyahu può essere più tentato di dare avvio al raid. Gli Stati Uniti faranno tutto quanto è in loro potere per bloccare uno sviluppo di questo tipo, ed è difficile che senza un appoggio di Washington compiano questa operazione.

 

Fino a che punto il rischio di un’atomica iraniana è davvero reale?

 

Non è infondato chiedersi come l’Iran possa tollerare una situazione in cui l’India, il Pakistan e Israele dispongono di armamenti nucleari, e soltanto Teheran ne è privo. Non dimentichiamoci che la stessa Russia, a sua volta dotata di bomba atomica, non è poi molto distante. E’ una situazione in cui è difficile dare una soluzione stabile alla questione nucleare iraniana, se non attraverso un riassetto degli equilibri, dei poteri e delle garanzie a livello regionale. Nello stesso tempo, nel momento in cui la leadership iraniana pronuncia minacce che mettono in discussione la stessa esistenza di Israele, quest’ultimo ha il diritto di sentirsi preoccupato.

 

La Francia e la Lega araba hanno riconosciuto i ribelli siriani. Se Assad crolla, c’è il rischio di un regime fondamentalista?

 

E’ indubbio, ed è quello che continua a ripetere la Russia che per bocca dei suoi dirigenti ha più volte ricordato che il suo obiettivo non è mantenere Assad al potere, ma sapere quello che avverrà il giorno dopo la sua caduta. Mosca chiede quindi di conoscere in anticipo il tipo di governo che verrà dopo e il tipo di garanzie che gli fornirà sulla sua area di influenza, e in particolare sul porto di Tartus. I ribelli in esilio sono riusciti a trovare un accordo, ma non c’è dubbio che tra le milizie presenti in Siria sono forti gli elementi qaedisti, e non solamente sunniti. Più in generale a essere in corso nel Paese non è l’insurrezione del popolo contro il tiranno, bensì una guerra civile tra componenti della società: gli alawiti, i cristiani e i curdi con Assad e i sunniti con i ribelli. A sostenere i primi sono Iran ed Hezbollah, mentre con i secondi ci sono Arabia Saudita, Qatar e Turchia.

 

Come si può uscire dalla crisi siriana?

 

Da situazione di questo tipo non si può uscire con una soluzione libica, cioè con una vittoria di una parte sull’altra. Né tantomeno con un intervento dell’Onu, vista la totale contrarietà della Russia. Si deve quindi andare verso una soluzione yemenita, con un consenso tra le diverse fazioni per cercare una via d’uscita comune che non necessariamente vedrà al potere ancora Assad, ma dovrà garantire a chi lo ha sostenuto il suo spazio e la sua sopravvivenza. Assicurando inoltre il soddisfacimento di alcune richieste di Russia e Iran da un lato, e dei Paesi sunniti dall’altra. L’unica alternativa è una guerra civile prolungata che non avrà soluzioni a breve termine.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.