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MEDIO ORIENTE/ I salafiti e le due "Palestine" mettono in crisi Hamas

Pubblicazione:giovedì 15 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 15 novembre 2012, 13.19

La striscia di Gaza La striscia di Gaza

“Si sono aperte le porte dell’inferno”. Hamas ha commentato con queste parole le incursioni dell’aviazione israeliana contro la striscia di Gaza. Nel corso delle operazioni, sono morti Ahmed Jaabari, capo del braccio armato di Hamas, e Raed Attar, un altro responsabile militare del partito islamista. Ilsussidiario.net ha intervistato Janiki Cingoli, direttore del CIPMO.

 

Cingoli, che cosa c’è dietro l’escalation tra Israele e Hamas?

 

Il fatto che dalla Striscia di Gaza partano dei razzi e dei missili diretti sulle città israeliane prima o poi avrebbe portato a una inevitabile reazione da parte del governo di Benjamin Netanyahu. Immaginiamoci che cosa farebbe il governo italiano se dall’Istria piovessero dei missili o dei razzi su Trieste. La crisi è pericolosa, la reazione israeliana è a rischio di escalation, sia per le legittime esigenze di difesa, sia perché il Paese si avvicina alla scadenza elettorale. Ma d’altra parte lo stillicidio di razzi continua, è inaccettabile e deve essere interrotto. E’ quindi urgente che mediatori come Egitto e Stati Uniti si mobilitino per fermare l’escalation.

 

Che motivo ha Hamas per provocare la reazione di Israele?

 

Le ipotesi sono due. Da un lato è in corso una elevata conflittualità tra Hamas e i gruppi salafiti, che è del tutto analoga alle tensioni al Cairo tra la Fratellanza musulmana e gli stessi salafiti. Questi ultimi compiono un’operazione di continuo scavalcamento nei confronti del “governo” di Hamas, mettendolo in difficoltà e facendo altrettanto con il presidente Mohamed Morsi. E’ anche possibile che alla vigilia dell’Assemblea generale dell’Onu, ci possa essere la tentazione da parte di Hamas di acutizzare la situazione per creare maggiori difficoltà per il percorso che Mahmoud Abbas e l’Autorità nazionale palestinese stanno cercando di intraprendere.

 

Quindi il vero obiettivo di Hamas nel bombardare Israele è quello di mettere i bastoni fra le ruote a Mahmoud Abbas?

 

Il punto è che Mahmoud Abbas sta cercando di ottenere il riconoscimento della Palestina come Stato osservatore nell’assemblea generale dell’Onu. Ad Hamas non vanno bene i termini di questo riconoscimento, che prevedono la divisione della Palestina storica in due Stati sulla base dei confini del ’67 con possibili scambi territoriali. Nel frattempo anche nel Sinai la situazione sta sfuggendo di mano.

 

Quali sono le forze che premono perché ciò avvenga?

 

Si tratta dei gruppi jihadisti legati ai salafiti e alleati alle varie tribù beduine, che spesso sono infiltrate da elementi qaedisti. Sono forze molto legate ai gruppi jihadisti palestinesi. Mentre il ruolo giocato da Hamas consiste nel fare filtrare i rifornimenti di armi provenienti dal Sudan e da altre parti del mondo come l’Iran.

 

A proposito di Iran, quanto è vicino il raid di Israele contro Teheran?


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