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HAMAS vs ISRAELE/ Farouq: Netanyahu sbaglia i conti, l’Egitto non starà a guardare

Un bambino palestinese ferito dagli attacchi israeliani (InfoPhoto) Un bambino palestinese ferito dagli attacchi israeliani (InfoPhoto)

Oggi nelle strade egiziane nei confronti del presidente Morsi c’è una pressione molto più forte di quella che potrebbero esercitare gli Stati Uniti o qualunque altro alleato dell’Egitto. Se le leadership coinvolte dai fatti di queste ore non si mostreranno sufficientemente sagge, le conseguenze potrebbero essere molto negative. E non mi riferisco al governo egiziano, bensì a quello israeliano. La politica del premier Benjamin Netanyahu, del ministro degli Esteri, Avigdor Liebermann e il loro modo di gestire i conflitti in Medio Oriente non potranno più essere accettati senza una reazione da parte dei Paesi arabi. Oggi le strade arabe sono infatti più forti dei loro governi.

 

Anche di quello dei Fratelli musulmani, che hanno una maggioranza schiacciante in Parlamento?

 

Dopo la caduta di Mubarak il Consiglio militare, che aveva tutti i poteri, è stato costretto a ritirarsi dalla scena. Gli stessi Fratelli musulmani oggi rischiano a loro volta di trovarsi in difficoltà, perché la società civile egiziana si è svegliata. La reazione ufficiale di tutti i poteri politici egiziani è stata il sostegno al presidente Morsi affinché prenda qualsiasi decisione contro Israele. Liberali, islamisti, nazionalisti, tutti gli ex candidati alla presidenza si trovano d’accordo su questo punto. Se ciò fosse successo sotto Mubarak avrebbe mandato la polizia e li avrebbe fatti arrestare, ma oggi Morsi non ha più a disposizione questa opzione.

 

Finora però il presidente egiziano ha mantenuto i nervi saldi…

 

Morsi ha richiamato il suo ambasciatore nello Stato di Israele e inviato a Gaza il primo ministro, Hisham Kandil. Se la situazione dovesse deteriorarsi ulteriormente, nessuno può prevedere quale sarà la decisione del presidente sotto la pressione delle strade egiziane. Proprio per questo, oggi l’Occidente non può più fare pressione sull’Egitto, e se vuole la pace in Medio Oriente deve dirigere le sue pressioni su Israele.

 

Lei prima ha detto che Israele avrebbe dovuto arrestare i jihadisti che hanno lanciato i primi razzi da Gaza, anziché scatenare i raid aerei. Ma la responsabilità della sicurezza nella Striscia non è di Hamas?

 

Se Israele avesse arrestato i jihadisti il 90 per cento dei leader di Hamas sarebbe stato d’accordo. Tanto in Palestina quanto nel territorio dello Stato ebraico, mettere fuori gioco i terroristi è qualcosa che Israele può fare senza particolari difficoltà. Molti palestinesi stanno combattendo contro l’occupazione, e la loro guerra è legale se rivolgono la loro violenza contro i soldati dell’esercito. Esiste una resistenza legale, riconosciuta dal diritto internazionale e dall’Onu. Sono però contrario a qualsiasi forma di attacco contro i civili israeliani, e condanno qualsiasi palestinese che colpisce i luoghi dove vivono persone disarmate. A differenza di chi combatte contro un’occupazione militare, chi uccide dei civili è un terrorista e Israele ha il diritto di eliminarlo. Ciò che non ha il diritto di fare è bombardare delle aree densamente popolate e giustificarsi dicendo che ci vivevano dei terroristi.

 

(Pietro Vernizzi)

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