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Esteri

PERSECUZIONI/ Bhatti: l’assoluzione di Rimsha è una vittoria per tutti i cristiani

Il ministro Paul BhattiIl ministro Paul Bhatti

Non penso che si debba nascondere, ma dobbiamo comunque stare attenti. C’è sempre una piccola minoranza che può reagire negativamente, degli estremisti che la pensano diversamente dagli altri. Poiché Rimsha è sotto la mia custodia, vorrei fare il possibile per proteggerla. Ora si trova quindi in un posto sicuro all’interno del Pakistan, e prima che possa tornare a farsi vedere in pubblico ci vorrà un po’ di tempo.

 

Quali sono stati i commenti in Pakistan dopo la decisione dell’Alta corte?

 

Ho ricevuto una serie di telefonate da ogni angolo del Pakistan, da parte dei leader religiosi cristiani e musulmani, oltre che dai miei amici della comunità internazionale, che desideravano congratularsi ed esprimere la loro soddisfazione. Tutti i ministri musulmani del governo del Pakistan mi hanno comunicato personalmente la loro contentezza per il fatto che il nostro Paese possa dare questo tipo di messaggio e prendere questo tipo di decisione nella quale prevale la giustizia.

 

E’ anche il segno del fatto che il Pakistan sta cambiando?

 

Io sono ottimista e ritengo che questa ondata di terrorismo, estremismo e fanatismo che ha colpito il Pakistan prima o poi sia destinata a scomparire. Interventi come quello dell’Alta corte di Islamabad danno una luce positiva a una società come la nostra che sta ancora soffrendo per diversi problemi. E non si tratta solo dei cristiani o di altre minoranze, ma anche di tantissime altre persone. Casi come quello di Rimsha Masih, pur lasciando una triste realtà, danno anche un messaggio di coraggio e di speranza.

 

Si tratta dell’unico caso positivo nel Pakistan degli ultimi anni?

 

No, di recente c’è stata anche la vicenda di Malala Yousafzai, la ragazzina oggi 15enne attaccata dai talebani quando aveva solo nove anni. Si era opposta infatti al divieto per le bambine di andare a scuola, dicendo con grande coraggio agli estremisti: “Dateci i libri, non le mitragliatrici”. Un giorno il capo dei talebani l’ha colpita alla testa, ma la piccola è sopravvissuta. Siamo riusciti a trasferirla in Inghilterra, in un centro dove sono trattati i feriti di guerra, e Malala Yousafzai si è ristabilita. In seguito a questo attacco, l’intero Pakistan si è unito per esprimere solidarietà alla 15enne e condannare i suoi aggressori, insieme a qualsiasi mentalità che ostacola l’educazione delle donne e i loro diritti.

 

Intanto Asia Bibi è ancora in carcere con l’accusa di blasfemia …

 

E’ stato un caso diverso, che è stato complicato dall’assassinio di mio fratello Shahbaz, e prima ancora del governatore del Punjab, Salman Taseer. Asia Bibi si trova quindi ancora agli arresti. Diverse Ong si sono interessate al suo caso e per loro è diventato un business, in quanto raccolgono fondi per conto suo. La considero una fonte di rammarico personale, anche perché mi sono offerto di aiutarla ma mi è stato opposto un rifiuto, motivato dal fatto che se ne stanno occupando altre associazioni che però finora non hanno fatto nulla di concreto.

 

(Pietro Vernizzi)

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