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ISRAELE vs HAMAS/ Nagle: i bombardamenti sono finiti, ma cosa rimane?

Pubblicazione:venerdì 23 novembre 2012

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Questo atteggiamento mi riporta a ricordi personali. Essendo di costituzione più gracile rispetto ai miei cinque fratelli e specialmente rispetto al mio fratello maggiore, più robusto e prepotente, ho sempre pensato che per difendermi dovevo colpire più forte possibile. Sono dovuto diventare adulto per imparare finalmente a moderare la forza dei miei gesti. Forse i cristiani palestinesi ragionano nello stesso modo: non approvano, ma neppure condannano quelli che cercano di mordere il piede che li tiene a terra. Quando pensano alle tensioni politiche e alla occupazione militare, non vedono una lotta tra due antagonisti determinati ma alla pari. Vedono uno forte e grande con il suo piede sul collo di un altro piccolo e debole. Vedono attorno a sé una potente forza militare, la quarta nel mondo, mentre loro non hanno né Stato, né esercito, e una società divisa tra Hamas e Fatah, incapace di difendersi. Vedono il loro antagonista con una delle economie a più rapida crescita nel mondo, mentre  loro sopravvivono con i sussidi, impediti dal commerciare liberamente. Non vedono due popoli che vivono l’uno accanto all’altro, ciascuno con i suoi storici risentimenti, piuttosto vedono il loro piccolo pezzo di terra nel West Bank riempirsi sempre più di coloni, ora arrivati al numero di 600.000, rendendo impossibile il sogno di costruire il loro Paese in questa terra.  

Ascoltano gli israeliani che dicono di  sentirsi “circondati” da nemici, ma i cristiani palestinesi vedono Giordania ed Egitto, entrambi con un trattato di pace con Israele, e i cui confini rappresentano la maggior parte dei confini israeliani, che lavorano costantemente per garantire la sicurezza di Israele. E vedono la loro stessa Autorità Palestinese che imprigiona migliaia di loro connazionali per garantire la sicurezza di Israele. E chiedono disperati: “I nostri fratelli cristiani dell’Occidente vedono cosa realmente sta succedendo qui? Vedono noi?” Cosa fare, allora? Ripenso alla visita di Benedetto XVI nel maggio del 2009. Penso a quella gioia inaspettata tra i miei parrocchiani che, almeno per una volta, ha permesso loro di guardare avanti con meno paura e vedere possibili passi in avanti che non pensavano esistessero. Penso che ciò che ci vuole per risvegliare cuori inaspriti sia una voce che dice: “Non abbiate paura, perché io sono con voi. Vi vedo e vi amo.” Prego di poter contribuire a questa voce, prego perché lo facciamo tutti.



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