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EGITTO/ Magdi Allam: Morsi vuole la dittatura islamica e Obama è suo complice

Pubblicazione:sabato 24 novembre 2012

Mohammed Morsi (InfoPhoto) Mohammed Morsi (InfoPhoto)

Il risultato è che oggi gli Stati Uniti, ma anche l’Occidente nel suo insieme, sostengono un processo non democratico, ma autoritario e con connotazione islamica. Proprio grazie all’aiuto economico garantito dagli Stati Uniti, senza cui l’Egitto si troverebbe in seria difficoltà, Morsi riuscì prima a mettere all’angolo l’esercito, da sempre garante della laicità delle istituzioni, mentre adesso sta di fatto svuotando la democrazia dei propri contenuti imponendo in modo spudorato la dittatura di stampo islamico.

Le proteste di queste ore potranno rivelarsi utili a qualcosa? 

Non si può confinare tutto il discorso all’ambito politico, così come è stato un errore farlo nel 2011. Bisogna dire che l'Egitto è un Paese povero, in cui il 40% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, dove il livello di analfabetismo è molto alto e dove i giovani, che rappresentano il 70% della popolazione, non hanno la possibilità di trovare un qualsiasi posto di lavoro. Nelle proteste a cui stiamo assistendo, quindi, è evidente che si mescolano tutti questi motivi: sono tantissimi i giovani, frustrati e disoccupati, che vedono tutte le belle aspettative del dopo Mubarak scomparire in un colpo solo.

Come crede si risolverà l’intera vicenda?

Dipenderà ancora una volta dagli Stati Uniti e dall’Unione europea, il principale donatore dell’Egitto di aiuti alle imprese e allo sviluppo. Qualora l’Occidente dovesse decidere di sostenere Morsi, probabilmente lo aiuterà affinché possa almeno contenere la situazione. Se ciò non dovesse accadere, allora la stabilità interna verrebbe seriamente minacciata.

 

(Claudio Perlini)




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