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ARGENTINA/ Corte di giustizia Usa sospende il pagamento di 1,33 mld di dollari

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Per il momento l’Argentina sembra poter tirare un sospiro si sollievo. Alcuni giorni fa un giudice federale,Thomas Griesa, aveva imposto allo Stato l’obbligo di pagare 1,33 miliardi di dollari a quei sottoscrittori di bond che non avevano accettato le ristrutturazioni dell’indebitamento, nel 2005 e nel 2010, dopo il ben noto crack del 2001. Ora, tuttavia, una corte d’Appello Usa ha deciso di concedere al Paese più tempo per potersi difendere. In caso contrario, avrebbe dovuto versare la cifra entro il 15 dicembre, dato entro cui dovrà pagare 3,3 miliardi di dollari agli obbligazionisti che la ristrutturazione, invece, l’hanno accetta. Avrà tempo per difendersi fino al 27 febbraio. A muoversi legalmente contro lo Stato sudamericano sono stati investitori e fondi di investimento quali Nml e Aurelio, che si sono rifiutati di accettare una restituzione di solo il 65% dei soldi che avevano investito, accetta, invece dal 95%. «Pagheremo puntualmente come sempre e con risorse proprie senza ricorrere al mercato dei capitali», si è limitata a dire la presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner, denunciando le trame della finanza globale che vorrebbero punire il suo paese. Non è escluso che per venire a capo della situazione venga lanciata un’offerta pubblica di scambio. Almeno a quanto afferma Nicola Stock, il presidente dell’associazione promossa dall'Abi che si occupa dei 53mila obbligazionisti italiani danneggiati dal default argentino. Costoro ancora non hanno avviato un arbitrato per riavere indietro i propri soldi e i relativi interessi. Si tratterebbe, tuttavia,secondo Stock, di una semplice modalità per prendere tempo che gli investitori non accetterebbero. Resta, nel frattempo, il drastico giudizio emanato dall’agenzia di rating Fitch, non appena ricevuta la notizia della condanna. La società internazionale ha tagliato il rating del Paese di ben 8 livelli, portandolo da B a CC. L’outlook, come se non bastasse, è negativo; ovvero, non è esclusa, nei prossimi mesi, una nuova retrocessione dalla classifica della capacità di solvenza. Secondo l’agenzia non è escluso un default tecnico su questi pagamenti.

 


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