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DIARIO DAGLI USA/ Il “Get out the vote” alla fine è arrivato e la sfida è ancora aperta

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L’ultima novità interessante è che la gente inizia ad aprire la porta: se prima capitava una volta su dieci, ora si affacciano all’uscio quasi la metà delle persone. Il clima elettorale si inizia a sentire davvero. Tardissimo per gli standard italiani, visto che mancano quattro giorni. Ma tant’è.

Mentre ci parli le persone ti assicurano che andranno a votare: è un florilegio di of course, obviously, sure. Ma chi conosce bene le campagne americane ci racconta che non c’è da fidarsi. Funziona esattamente come con i volontari. Il rapporto tra chi ti dice che verrà e chi si fa vedere sul serio è 30 a 1. Per un’originale concezione del concetto di cortesia qui non se la sentono di dirti di no: ti dicono di sì, salvo poi non fare quello che hanno detto.

Quanto alla sfida Obama Romney vedo che in tantissimi giocano con le arti divinatorie. La realtà è che ormai mancano quattro giorni e la partita sarà inevitabilmente un testa a testa fino alla fine: tutti i sondaggi negli stati chiave sono dentro al limite dell’errore statistico. Detto in linguaggio tecnico, è un terno al lotto. Non ci saranno scatti in avanti decisivi dell’uno o dell’altro, anche se questo non significa che alla fine non ci possano essere vittorie anche molto larghe. Se, per un caso fortuito, uno dei due vincesse la gran parte degli 11 stati in bilico, anche per pochissimi voti, si troverebbe ad avere una maggioranza considerevole nei delegati (è un discorso valido soprattutto per Obama). Ma questo, prima, non lo possiamo sapere.

Il presidente uscente ha due piccoli vantaggi: il primo è che arriva all’Election Day forte della buona gestione di Sandy, il secondo che ha una macchina elettorale molto più forte e meglio oliata di quella del candidato repubblicano (per esempio, ha il triplo degli uffici elettorali di Romney in Ohio). Ma da qui a dire che la strada è in discesa deve passare ancora molta acqua sotto i ponti.

 

Vicesegretario nazionale dei Giovani Democratici, Giacomo Possamai si divide tra Vicenza (dove vive), Bologna (dove studia Giurisprudenza) e Roma. Attualmente segue in prima persona la campagna elettorale di Barack Obama dagli Stati Uniti. 

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