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HAITI/ Fiammetta: noi, l'uragano Sandy e chi vive da tre anni sotto un sacchetto di plastica

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Ad Haiti (InfoPhoto)  Ad Haiti (InfoPhoto)

In una vita cosi drammaticamente legata al reale come la nostra, i santi non si può che pensarli come persone concrete, come esempi presenti alla nostra quotidianità.

Un po’ con quello che fate, vi sentite santi anche voi?

Ma nemmeno per idea. Facciamo in Haiti come in tanti posti del mondo il nostro lavoro e viviamo la nostra vita, cercando di farlo con coerenza e con tutte le risorse che abbiamo. Non c’è santità in questo, solo normalità, e tanta umanità. Qui ad Haiti o in Italia, non cambia. Io credo che ciò che conta è che ciascuno viva appieno e con umanità la vita che è stato chiamato a vivere. Tante volte guardo amici e colleghi haitiani, vicini di casa e conoscenti, che affrontano ogni giorno con dignità una vita così difficile, e li ammiro. Ecco, forse se ci sono santi, esempi da seguire, sono questi: questa gente semplice che in silenzio ogni volta si rialza e riprende il cammino.

Cosa si può fare per aiutarvi? 

Intanto, non dimenticarvi di questo popolo. Poi − se mi posso permettere − non cedere alla tentazione delle facili polemiche sull’effettiva utilita degli aiuti, polemiche che spesso accompagnano le grandi catastrofi, ma che portano ben poco aiuto alle vittime. E poi sostenendo come possibile le azioni già in corso, i progetti di sviluppo, con una particolare attenzione al sostegno a distanza, che in questi casi è uno strumento immediato e preziosissimo.

 



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