BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

HAITI/ Fiammetta: noi, l'uragano Sandy e chi vive da tre anni sotto un sacchetto di plastica

Abbiamo visto l’uragano Sandy abbattersi su New York, ma in pochi sanno che poco prima aveva portato morte e distruzione già ad Haiti. Il racconto di FIAMMETTA CAPPELLINI

Ad Haiti (InfoPhoto) Ad Haiti (InfoPhoto)

L’uragano Sandy, ormai dileguatosi verso il Canada e la costa nord degli Usa, sembra già storia. Ma le prime pagine dei media, con New York invasa dalle onde e cosparsa di rottami, potrebbero farci pensare che si sia trattato quasi di una tragedia urbana, accanitasi contro la città simbolo del Paese più importante del mondo. Ma non è così. “I morti sono stati oltre 50, con circa 15 dispersi per i quali non c’è ormai alcuna speranza. Gli sfollati della prima ora sono stati alcune decine di migliaia, le case distrutte nell’ordine delle centinaia”, dice da Haiti Fiammetta Cappellini, di Avsi. “Sandy si è formato esattamente sopra le nostre teste”, racconta Fiammetta a IlSussidiario.net. Per questo c’è stato poco o nulla da fare, se non quello che ad Haiti si fa dal terremoto del gennaio 2010 a questa parte: ricostruire. “Viviamo la nostra vita, cercando di farlo con coerenza e con tutte le risorse che abbiamo. Non c’è santità in questo, solo normalità, e tanta umanità. Qui ad Haiti o in Italia, non cambia. Io credo che ciò che conta è che ciascuno viva appieno e con umanità la vita che è stato chiamato a vivere”.

Tutti parlano della tragedia negli Usa legata all’uragano Sandy, eppure non ha coinvolto solo gli Stati Uniti. Cosa è successo ad Haiti?

L’uragano Sandy è stato per Haiti solo l’ultima di una purtroppo lunga serie di catastrofi, una serie che ormai assume i contorni dello stillicidio. Le piogge torrenziali della settimana scorsa hanno colpito in pieno il sud del Paese, la piana di les Cayes, uno dei pochi “granai” di Haiti, portando inondazioni e frane, morti e distruzione. L’uragano si è poi spostato lentamente verso nord, e la scia di pioggia ha interessato la zona centrale del Paese. I morti sono stati oltre 50, con circa 15 dispersi per i quali non c’è ormai alcuna speranza. Gli sfollati della prima ora sono stati alcune decine di migliaia, le case distrutte nell’ordine delle centinaia. Ovunque si contano vittime, feriti, danni materiali ingenti, allagamenti gravi e danni alle infrastrutture, le principali vie di collegamento sono state da poco ripristinate e la viabilita è difficilissima.

E adesso?

Molte zone di montagna non sono ancora state raggiunte dagli aiuti, ed è proprio dove le cose sono più difficili. Per la maggior parte della popolazione la situazione ora (dopo una settimana) si sta normalizzando, ma restano da risolvere le prime necessità di quegli oltre 300mila sfollati del terremoto che ancora vivevano nei campi e che di nuovo - per l’ennesima volta in tre anni - hanno perso tutto. Le tre situazioni attualmente piu gravi sono: i villaggi montani ancora difficilmente raggiungibili, la presa in carico degli sfollati del terremoto ora sinistrati dell’alluvione, la risposta all’aumento dei prezzi dei generi alimentari che ci attendiamo inevitabilmente per i prossimi mesi.

Negli Usa in attesa dell’uragano sono stati predisposti piani di emergenza, ad Haiti invece cosa avete fatto?