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Esteri

ELEZIONI USA/ Valesio (Columbia): io, americano da 40 anni, stavolta non voto

New York, la Statua della Libertà (InfoPhoto)New York, la Statua della Libertà (InfoPhoto)

E la ragione è una sola: sono stanco del sangue sparso, da tutte le parti; sento il suo odore, e mi nausea. Seguendo i dibattiti televisivi e gli articoli di giornale e i frammenti di conversazione politica all’intorno mi sono sentito cadere addosso il peso della violenza emanante da questo paese come un peso personale. E non mi importa più tanto se questa violenza sia necessitata o almeno giustificabile: la avverto come peso sulla coscienza e ciò mi basta. 

È una sensazione o un sentimento piuttosto che un ragionamento? È una presa di posizione irrazionale e sentimentale, di quelle che una volta (prima del femminismo) si sarebbero dette femminili? È l’anima dentro la mia psiche di uomo che si fa troppo sentire - così come simmetricamente si potrebbe dire, delle donne qui che adottano un linguaggio bellicoso, che in esse l’animus (mi riferisco ovviamente alla ben nota coppia dialettica teorizzata da Jung) emerga forse anche troppo chiaramente? Tutto questo è probabile, ma così si entra in un’auto-analisi che rischia il solipsismo. Quello che resta e conta è la  testimonianza come possibilità di oggettivazione.      

Obbedirò con lealtà, da buon cittadino, a chi fra pochi giorni diventerà il più potente personaggio politico-militare al mondo; ma quest’anno non lo andrò a votare. E non sarà una mossa contro, bensì una mossa pro, compiuta in nome di quella che una forte tradizione pacifista americana definisce come l’esigenza di “speak truth to power” - una bella espressione che è difficile tradurre bene; si potrebbe dire: “parlare al potere il linguaggio della verità”.

Senonché questo richiamo a un termine grave e pesante come “verità” per me in questa situazione è già troppo solenne, quasi pomposo; dunque taglio via questa parola. Quando martedì prossimo non potrò girare per strada con il piccolo distintivo che qui ti appiccicano al bavero quando esci dalla cabina elettorale e che dice “Io ho votato”, sarà il mio modestissimo modo di parlare al potere. Per dire che cosa? Beh, ci sono tanti modi di parlare - e uno di questi è tacere: anche la non-parola del non-voto può essere una parola.

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