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SCENARI/ Herzog (Haaretz): Israele e Palestina, un’"incognita" guasta i negoziati

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Il presidente dell'Autorità Palestinese, Abu Mazen (InfoPhoto)  Il presidente dell'Autorità Palestinese, Abu Mazen (InfoPhoto)

Noi non abbiamo paura della diplomazia palestinese, ma occorre rendersi conto di qual è realmente la posta in gioco. In questo modo l’Autorità Palestinese rinuncia al concetto secondo cui tutto va risolto attraverso i negoziati. Abu Mazen sembra così preferire un diktat internazionale, piuttosto che sedersi insieme attorno a un tavolo. Ma c’è anche un secondo problema, e cioè che cosa se ne vogliano fare i palestinesi del riconoscimento come Stato. Stando alle loro esplicite dichiarazioni, ciò fornirà loro la giurisdizione per rivolgersi ai vari organismi internazionali e condurre una vera e propria battaglia legale contro di noi. Per esempio potranno portare Israele di fronte alla Corte penale internazionale, ed è facile comprendere quali sarebbero le conseguenze sul processo di pace. E’ quindi più che naturale che gli israeliani siano preoccupati. Preferirei che, prima di recarsi all’Onu, israeliani e palestinesi ne discutessero insieme per vedere se possono raggiungere un accordo.

 

Come si spiega che Benjamin Netanyahu non abbia commentato le dichiarazioni di Abu Mazen?

 

Con una certa frustrazione da parte del capo del governo israeliano, per l’impossibilità di sedersi attorno a un tavolo e discuterne direttamente con Abu Mazen.

 

Le elezioni possono riaprire questa possibilità?

 

Dipende da quali saranno i risultati e il nuovo governo che ne uscirà. Se il 22 gennaio prossimo dovesse vincere una coalizione di destra priva di contrappesi in Parlamento, non sono molto speranzoso che ciò possa riavvicinare israeliani e palestinesi.

 

E’ questo che si aspetta?

 

Giudicando dai sondaggi, la destra in quanto blocco composto da diversi partiti ha le migliori possibilità di formare il prossimo governo. Bisogna però essere cauti nel fare previsioni, anche perché di qui al 22 gennaio possono cambiare ancora molte cose.

 

Se i negoziati non decollano, la responsabilità è solo di Abu Mazen?

 

La responsabilità è di entrambe le parti. Da un lato, Abu Mazen ha dichiarato che non parteciperà ai negoziati senza che siano prima garantite determinate condizioni. Chiede per esempio che Israele riconosca in anticipo i confini del 1967 e accetti il congelamento degli insediamenti dei coloni. Israele d’altra parte ha sempre risposto che si trattava di richieste da discutere non prima, bensì durante i negoziati. D’altra parte la responsabilità di Israele è quella di non avere mai presentato le sue condizioni e i suoi parametri per la pace. Dovrà farlo al più presto, subito dopo le elezioni.

 

(Pietro Vernizzi)



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