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SIRIA/ Kamikaze alla guida di un’autobomba uccide almeno 50 lealisti

Pubblicazione:lunedì 5 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 6 novembre 2012, 9.28

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Continuano gli scontri in Siria. Oggi un kamikaze si è fatto saltare in aria, uccidendo, secondo i primi bilanci, almeno cinquanta persone. Sarebbero tutti soldati appartenenti all’esercito regolare siriano, ovvero lealisti del dittatore Assad che, con pugno di ferro, da marzo 2011, sta reprimendo le sollevazioni nel sangue, non esitando a sparare sulla folla, bombardando case e villaggi e consentendo ai suoi militari di farsi scudo di donne e bambini. Ovviamente, dall’altra parte del campo, non si risparmiano ai soldati di Assad efferatezze e torture. In ogni caso, nell’attentato di oggi, il kamikaze si è fatto esplodere mentre era alla guida di un’autobomba nelle vicinanze di un checkpoint dell'esercito ad Hama. A quanto ha riferito l'Osservatorio per i Diritti Umani, con base a Londra, l’esplosione è avvenuta nei pressi del villaggio di Ziyara. Secondo il direttore dell’osservatorio, Rami Abdel Rahman, l’attentatore suicida apparterrebbe al Fronte "al-Nusra". Si tratta di un gruppo paramilitare jihadista, di matrice terrorista, legato ad Al Qaeda. Pare che sia composto da svariate decine di uomini armati, 300 secondo alcuni, e negli ultimi mesi si è resto protagonista di altri attentati ai danni dell’esercito del regime di Assad. Oggi, intanto, le truppe regolari hanno bombardato alcune roccaforti dei ribelli che si trovavano nei quartieri meridionali della capitale Damasco. L’esercito ha attaccato utilizzando sia l’artiglieria che gli aerei. Sono stati sparati, dunque, razzi dal cielo, mentre i carri armati avanzavano via terra. I quartieri colpiti, in particolare, secondo quanto riportano gli attivisti, sono quelli di Sbeineh, Yalda, Bibla, al-Tadamun e Hajar a-Aswad. Si tratta di zone a maggioranza sunnita che, negli ultimi, hanno dato il maggior apporto alla causa anti-Assad. Molti dei residenti civili della capitale per salvarsi dal fuoco dell’esercito e dalle violenze dei militari hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni, per trovare rifugio nel campo palestinese di Yarmouk. Contestualmente, sono in corso anche violenti scontri a fuoco ad Aleppo tra le milizie lealiste e i ribelli. 


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