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DIARIO DAGLI USA/ Il via alle elezioni tra i "dubbi" sui sondaggi

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Ma anche l’ultima teoria, sostenuta da Dick Moss e altri analisti, è degna di essere raccontata. Secondo questi ultimi, Romney è in ampio vantaggio e danno una spiegazione, in realtà molto razionale, del perché i sondaggi sono sbagliati. Negli Usa i sondaggi vengono fatti quasi esclusivamente al telefono, ma molte persone delle fasce più umili della popolazione statunitense non possiedono né un telefono di casa, né un cellulare. Il voto di queste persone viene calcolato e ponderato all’interno del sondaggio: ma secondo questi analisti si sta considerando un’affluenza delle minoranze e dei più poveri assolutamente sovrastimata, pari a quella del 2008. Mentre è credibile che oggi saranno in molti meno a recarsi alle urne. Insomma, c’è una gran confusione e solo il risultato elettorale dirà chi ci ha preso sul serio.

Nel frattempo prosegue la misteriosa strategia di Romney in Pennsylvania: anche oggi ha tenuto uno speech davanti a 20.000 persone. Misteriosa perché, a oggi, i sondaggi non giustificano un impiego di tempo e risorse di questo genere in uno stato che lo vede almeno 4 punti sotto. I casi sono due: o ci sono cose che noi non sappiamo oppure è la mossa del tutto per tutto (la Pennsylvania assegna 20 delegati, due in più dell’Ohio).

Obama, a scanso di equivoci, ha mandato qui Bill Clinton, che ieri ha tenuto un comizio davanti a 6000 persone nel palazzetto dello sport della Penn University. E c’eravamo anche noi. E’ stata un’esperienza incredibile, più uno spettacolo che un discorso elettorale. Con la banda che suona le hit del momento per scaldare la folla, gli slogan scanditi dalla platea con i diversi settori che si rispondevano l’un l’altro, i cartelli con gli slogan tenuti alti con le mani.

In generale, l’aspetto che mi ha colpito di più è stato l’entusiasmo: nulla a che vedere con quanto accade in Italia. Ma al di là del contorno, mi ha colpito la prestazione di Clinton: carismatico, brillante, ficcante sui temi.  Ed è proprio quest’ultimo punto, quello che va sottolineato più degli altri: la nettezza con cui l’ex presidente poneva i temi. Mettendo gli interlocutori davanti a una scelta: sei contro o a favore della riforma sanitaria? Contro o a favore del salvataggio dell’industria dell’automobile? Contro o a favore la riforma della scuola pubblica? Chiaramente in questa occasione l’uditorio era schierato, ma era all’opinione pubblica che parlava Clinton.

La politica americana ha molti più difetti di quanto non venga generalmente raccontato, ma questo grande pregio le va riconosciuto: mettere i cittadini davanti a una scelta chiara sul loro futuro. Cosa sulla quale, dalle nostre parti, balbettiamo ancora un po’.

 

Vicesegretario nazionale dei Giovani Democratici, Giacomo Possamai si divide tra Vicenza (dove vive), Bologna (dove studia Giurisprudenza) e Roma. Attualmente segue in prima persona la campagna elettorale di Barack Obama dagli Stati Uniti.



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