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ELEZIONI USA/ Samples (Cato Institute): l'entusiasmo per Obama si è appannato

Pubblicazione:martedì 6 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 6 novembre 2012, 9.12

Mitt Romney (InfoPhoto) Mitt Romney (InfoPhoto)

Il Partito Repubblicano si presenta in modo diverso rispetto alle ultime elezioni per l’emergere di un fenomeno relativamente nuovo, il Movimento del Tea Party, che ha condizionato negli ultimi tempi il GOP, il Grande Vecchio Partito. Il Tea Party è a sua volta fortemente condizionato dai libertarian, conservatori in economia ma spesso progressisti in materia sociale. L’accusa di essere influenzato da questa corrente è rivolta per esempio a Paul Ryan, il cattolico candidato Repubblicano alla vicepresidenza. Ilsussidiario.net ha intervistato John Samples, direttore del Center for Representative Government (Centro per il governo rappresentativo) del Cato Institute, un think tank di area libertarian, per avere un giudizio sulle elezioni presidenziali di oggi.

Quali sono le principali differenze tra Obama e Romney per quanto riguarda la politica estera, in particolare verso l’Europa?

Non penso vi sia una grande differenza tra i due sotto questo profilo. Romney ha dichiarato che sarà più deciso nel sostenere e difendere Israele, ma non è chiaro se cambierà di molto l’attuale atteggiamento americano. Anche per quanto riguarda l’Europa è difficile immaginare grandi cambiamenti. La differenza principale è forse la minore popolarità in Europa di Romney rispetto a Obama, ma è difficile capire come questo possa trasformarsi in una diversa politica. Dopo tutto, l’interesse del Presidente per l’Europa dipende da quanto ritiene che l’Europa sia importante per gli interessi americani. Anche se Obama considerasse l’Europa un ambito a lui favorevole e che lo appoggia, non credo che questo influenzerebbe il suo comportamento.

Secondo lei, il modello europeo di welfare potrebbe essere per gli Stati Uniti positivo o negativo?

I conservatori lo ritengono un modello negativo, ma i progressisti, d’altro canto, non ritengono che sia una buona idea seguire il modello europeo. Almeno, non lo dicono esplicitamente, anche se magari pensano che sia ciò che gli Usa dovrebbero fare, o quello verso cui si stanno avviando. È interessante notare che, per la destra, alcuni modelli europei potrebbero essere applicabili, come per esempio quello svedese, dove si utilizzano i voucher per la scuola e il sistema pensionistico è stato riformato privatizzandolo. Tuttavia, non se ne parla e ci si allinea sugli schieramenti tradizionali.

La sinistra ha un proprio modello di welfare state?

La sinistra qui è focalizzata per il momento sulla riforma sanitaria, che è di per sé un programma molto vasto. Gli ampliamenti di cui parlano sono inseriti comunque all’interno della cosiddetta Obamacare. Quindi, per quanto riguarda il welfare state, si è già raggiunta una nuova soglia legislativa.

Qual è la sua previsione per il voto negli stati in bilico, dove i risultati sono ancora incerti?

Sembra probabile che Obama vinca in Ohio e penso che Romney potrà spuntare vittorie di stretta misura in Florida e Virginia. Romney per vincere ha bisogno di Virginia, Carolina del Nord e Florida, forse anche dell’Ohio, ma qui Obama sembra essere, come detto, in testa. Qualcuno osserva che la situazione è simile a quella del 2004, quando i sondaggi davano i due candidati molto vicini, ma il presidente uscente godeva comunque di un vantaggio. Allora era Bush e infatti vinse. Anche ora, nelle ultime settimane i sondaggi hanno dato risultati molto vicini, ma Obama ha diversi vantaggi, organizzativi e di altro tipo, e nell’ultima settimana si trova un po’ più avanti nei sondaggi. A volte, se il candidato uscente non è chiaramente in testa, gli incerti possono essere spinti a votare per l’alternativa, in questo caso Romney, ma la sensazione è che Obama abbia più probabilità di vincere, a partire dall’Ohio.

Personalmente, lei cosa spera?


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