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USA/ Daniel, Alberto, Bean, Princy: non solo medici, anche uomini

Pubblicazione:mercoledì 7 novembre 2012

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Princy Abraham, una giovane infermiera che lavora nella Unità Intensiva Neonatale al Cohen’s Children’s Medical Center a New York, ci ha parlato dello sconvolgimento della sua professionalità dopo la nascita e morte prematura di suo figlio Aaron. Princy definisce l’inizio della sua carriera come quella di tante altre infermiere. “Il mio valore era definito dalla mia competenza, più che dalla capacità di essere simpatetica col paziente e la sua famiglia. Ero completamente desensitivizzata di fronte alla sofferenza. Non ero di fatto un'infermiera completa, perché il mio solo 'goal' era la competenza e non avevo interesse nel lato emozionale nel rapporto col paziente”. Nel Febbraio 2011 Princy ha partorito un bimbo di appena 25 settimane, da subito in gravissime condizioni. Questo avvenimento drammatico sconvolge la sua professionalità. “Improvvisamente ho percepito in me l’angoscia che avevo visto in passato nei genitori dei bimbi che curavo. Fino a quel punto ero stata solo un’operatrice sanitaria, ora diventavo una mamma con un bimbo in condizioni critiche. […] Ho imparato a guardare ad ognuna di quelle piccole vite per la loro bellezza, non importa quanto durassero”. 

Philene (Bean) Cromwell ha lavorato per moltissimi anni come ‘nurse practitioner’ nella cura palliativa pediatrica ed ora dirige un programma di cure palliative, ‘Compassion-net’ per bambini nelle stato di New York. Bean dice ai partecipanti: “Cosa mi spinge a prendermi cura dei miei pazienti? Si dice che alcuni decidono di entrare nella professione medica per curare sé stessi e questo è probabilmente vero per me. Io penso che ci siano molte cose che mi spingono a prendermi cura di altri: la passione e la compassione, il privilegio di essere in un posto sacro col paziente […] è il privilegio e l’arte di essere presente, il potere assoluto della gentilezza, l’anatomia della speranza, ed è sempre ‘un bambino alla volta. 

Racconta una delle moltissime storie che ha vissuto in prima persona. Jennifer è una ragazzina affetta da carcinoma osteogenico metastatizzato. Quando Bean va a visitarla, la trova già in condizioni terminali. Cosa si può fare a quel punto? Bean si ricorda il suggerimento di una sua insegnante di scuola e chiede a Jennifer "Se ti chiedessi quali sono i tuoi tre desideri più importanti, cosa diresti?" Jennifer aveva un desiderio grandissimo, rivedere suo fratello David, che era lontanissimo in un campo dell’esercito. Con l’aiuto di molte persone riescono a farlo tornare e Jennifer può abbracciare suo fratello per l’ultima volta. Dopo alcuni giorni Bean visita Jennifer e la trova in uno stato di agitazione: nonostante la morfina, continua a ripetere, "David sta tornando a casa, David sta tornando a casa". Lo stava aspettando un'ultima volta ancora. Bean è stata così presente in quella famiglia che la mamma di Jennifer le suggerisce di dirle la verità. Alla notizia data da Bean che il fratello non stava tornando, “Jennifer guardò la mamma e mori dopo 30 secondi, è stato bellissimo”.

Queste esperienze concrete di professionisti reali dimostrano che è possible costruire una medicina rinnovata, una medicina centrata sull’importanza di essere presente e vicini ad ogni paziente in ogni aspetto della loro vita. Elvira Parravicini conclude così la conferenza: “Ognuno dei nostri pazienti non è un ‘caso clinico', una ‘diagnosi' o una ‘sindrome', ma è un paziente, una persona, di fronte a noi. E se questa persona è qui e ora di fronte a noi, se questa persona perciò esiste, la sua vita è data e ha una direzione, un inizio ed una fine che non può essere controllata o manipolata, piuttosto deve essere servita verso il suo compimento. Perciò essere un professionista in medicina significa usare tutta la conoscenza medica, e l’esperienza per curare, guarire, salvare la vita di ognuno dei nostri pazienti, secondo una direzione che è data".

Il volantino elettorale sottolinea un punto essenziale per la costruzione di una società umana, “Il desiderio di qualcosa di più bello, di un bene più grande, di una vita più piena è ciò che esprime la natura di ogni singola persona e che guida ogni autentico progresso umano”. Questa è la forza trainante della MedConference. 



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