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DIARIO DAGLI USA/ Ecco i veri “grandi elettori” che han fatto vincere Obama

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Questo fattore tra l’altro costringe i repubblicani a una riflessione profonda: se non riescono a intercettare il voto anche delle altre etnie, oltre che dei nativi americani, sono destinati a diventare strutturalmente minoritari. Quindi aspettiamoci un riposizionamento politico del partito dell’elefantino nei prossimi quattro anni.

L’ho potuta capire fino in fondo solo l’ultimo giorno, tutta la forza di Organizing for America. Tutta la giornata del voto è stata dedicata alla ricerca degli elettori che non erano ancora andati a votare, bussando alle porte o telefonandogli. Il tutto con una meticolosità e una determinazione impressionante: fino alle otto meno dieci di sera eravamo tutti in strada per provare a portare gli ultimi recalcitranti ai seggi. Una testimonianza di un’altra delle grandi contraddizioni di questo Paese. Una realtà in cui, per motivi incomprensibili, da un lato si rende impossibile la vita al cittadino elettore, dall’altra lo si tormenta per settimane per convincerlo ad andare al seggio.

È dura votare negli Stati Uniti, in primis perché ogni Stato ha le sue regole. E qui la gente si trasferisce da uno Stato all’altro in continuazione. Ci sono luoghi in cui si può votare nelle settimane precedenti al voto (gli early voters), altri in cui si può esprimere la preferenza prima per impegni di lavoro (absenty ballot), altri ancora in cui puoi farlo per posta. C’e poi il sistema della registrazione, che spesso porta a difficoltà oggettive: persone che cambiano residenza e non comunicano il nuovo indirizzo, confusione nell’assegnazione ai seggi, cittadini che si recano alle urne e che scoprono di non poter votare. Senza contare quella che è l’assurdità principale: il giorno delle elezioni è lavorativo, il primo martedì di novembre. E qui ai seggi ci sono anche code di quattro ore: per molti diventa chiaramente impossibile.

Ora Obama ha davanti quattro anni molto complicati: i democrats hanno mantenuto la maggioranza al Senato, ma continuano a essere minoranza alla Camera. Questo significa che tutti i grandi passaggi dovranno essere concertati con i repubblicani, come ha di fatto ammesso Obama nel discorso di Chicago. Obama ha però un grande vantaggio rispetto agli ultimi due anni (perse la maggioranza al Congresso nelle elezioni di midterm del 2010): non ha più nulla da perdere, visto che tra quattro anni non ci sarà più.

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