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Esteri

SIRIA/ Le mosse degli Usa per evitare una nuova Libia

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Così come nel caso del CNS, anche il Consiglio di Transizione Nazionale Libico è composto in buona parte da imprenditori di educazione occidentale ed intellettuali, i quali si sono materializzati in patria al termine del conflitto, dopo decenni di esili forzati. Al loro ritorno, gli attriti con i capi delle milizie erano dunque inevitabili e ancora oggi non è prevedibile come e quando la Libia possa risolvere i problemi di legittimazione della propria classe politica. La comunità internazionale sa bene che la Siria del domani non potrà permettersi di impantanarsi in simili conflitti interni data la sua natura multietnica e multiconfessionale che la vede incastonata in un’area strategicamente delicatissima. 

L’opposizione siriana ha del resto altrettanto bisogno di mantenere salda l’investitura di interlocutore politico privilegiato da parte degli Stati Uniti e della comunità internazionale. Le reazioni discordanti al progetto statunitense da parte di alcuni membri del CNS sono tuttavia indicative dell’aspro dibattito interno ad un organo che probabilmente è investito di una responsabilità maggiore di quella che effettivamente possa assumersi. Tra chi legge l’intervento del Segretario del Dipartimento di Stato come un sopruso e un irricevibile aut-aut da parte di Washington, e chi mostra un assenso rassegnato all’ineluttabile destino di trasferirsi “al fronte” in Siria inglobando nuovi membri nel CNS. Le ripercussioni, se avallate ufficialmente all’incontro di Doha, potrebbero essere imprevedibili e le incognite restano più delle certezze. Come coordinare il braccio armato dell’ELS e l’intellighenzia riunita attorno al CNS? Quali margini di successo potrebbe avere il proselitismo dell’opposizione filo-occidentale al cospetto degli islamisti? E in caso di fallimento, non potrebbe verificarsi un esacerbarsi degli scontri? Per non parlare del nuovo fronte che nel frattempo si sta aprendo nel nord del Paese al confine con la Turchia (e fomentato dal divide et impera propugnato da Bashar al Assad) tra l’ELS e i curdi che aspirano alla secessione. Voci provenienti dall’opposizione siriana vogliono che proprio in quella regione si basi il futuro quartier generale del CNS.

Le parole della Clinton sono dunque destinate ad alimentare il fuoco delle polemiche e verosimilmente le divisioni interne al CNS rischiano di minare ulteriormente il dialogo tra le forze d’opposizione al regime alawita. Nonostante i rischi conseguenti alla possibile “delocalizzazione” in Siria dell’opposizione politica e all’apertura ai membri dell’opposizione basati in patria, la proposta lanciata dalla Casa Bianca lascia intravedere un tentativo statunitense di mettere in piedi una strategia dalla duplice finalità. Ottenere nell’immediato il necessario consenso popolare e creare i presupposti per la stesura di un progetto politico coerente per la Siria post-baathista estromettendo le forze islamiche più estremiste. 

 

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