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Esteri

SIRIA/ Le mosse degli Usa per evitare una nuova Libia

Si è aperta a Doha la conferenza che riunirà i rappresentanti delle diverse forze di opposizione al regime alawita di Bashar al-Assad. Il commento di LUCA GAMBARDELLA

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Si è aperta ieri a Doha la conferenza che riunirà i rappresentanti delle diverse forze di opposizione al regime alawita di Bashar al-Assad. L’iniziativa era stata annunciata la settimana scorsa dal Segretario del Dipartimento di Stato americano Hillary Clinton, parlando alla stampa a margine di un incontro con il Presidente croato Josipovic. Secondo i piani statunitensi, la conferenza di Doha dovrebbe individuare un nuovo interlocutore politico capace di interporsi tra l’Esercito Libero Siriano (ELS) e la comunità internazionale. La Clinton ha tuttavia posto delle condizioni ben precise. Il Consiglio Nazionale Siriano (CNS) dovrà basarsi stabilmente in Siria (probabilmente in una località del nord del Paese già liberata) e soprattutto dovrà includere membri del movimento rivoluzionario che sta combattendo in Siria.

“L’opposizione non può essere rappresentata da persone con molti buoni attributi ma che, in molti casi, non vive in patria da 20, 30 o 40 anni. Deve esserci una rappresentanza di coloro che sono oggi al fronte, che combattono e muoiono per la propria libertà”, aveva affermato la Clinton la settimana scorsa. “Il CNS non può più essere il leader visibile dell’opposizione. Può fare parte di una coalizione più ampia” ma a condizione che questa includa “le persone che ora sono in Siria e le cui voci devono essere ascoltate”. Sebbene la rielezione di Obama per il secondo mandato presidenziale lasci aperta l’ipotesi di un maggiore impegno statunitense nella regione mediorientale, la riorganizzazione dell’opposizione siriana “suggerita” da Washington ha suscitato polemiche tra i membri del CNS. L’impressione è che il tentativo di dare una svolta all’impasse siriano si traduca in un fallimento prima ancora che la conferenza entri nel vivo. 

Mercoledì scorso, ad Amman, i membri del CNS hanno infatti bocciato un piano di riorganizzazione del Comitato proposto da Riyad Seif, colui che gli Stati Uniti avrebbero individuato come nuova guida dell’opposizione. Il piano includeva una lista con i nomi di coloro che avrebbero composto la nuova leadership dell’organizzazione. La situazione resta estremamente fluida e all’entusiasmo che aveva immediatamente seguito il discorso della Clinton si è rapidamente sostituita l’incertezza sul destino del popolo siriano. 

Ciononostante, gli ultimi giorni hanno messo in luce alcune posizioni già latenti da diverso tempo. Dal punto di vista degli Stati Uniti il rischio da scongiurare è quello di uno scollamento insanabile tra l’ELS, che da mesi combatte in prima linea fronteggiando i pesanti bombardamenti delle forze regolari di Assad, e l’anima “politica” dell’opposizione siriana dislocata nelle principali capitali europee e in negli Stati Uniti.