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SIRIA/ Cristiani ostaggio degli islamisti, in 150mila sotto il fuoco nella valle di Wadi al-Nasara

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La tragedia siriana, una guerra civile con decine di migliaia di morti, continua a svelare nuovi particolari dolorosi. Secondo quanto riportano associazioni cristiane e il quotidiano cattolico Avvenire infatti, oltre 150mila persone appartenenti alla comunità cristiana sarebbero in condizioni drammatiche. Per fuggire ai violenti combattimenti infatti avrebbero trovato rifugio nella cosiddetta valle di Wadi al-Nasara nella Siria occidentale. Quello che però sembrava un luogo sicuro si sta invece trasformando in una trappola mortale di cui in occidente ancora nessuno aveva parlato. La valle era già abitata prima dell'arrivo dei profughi da una numerosa comunità cristiana che vive qui da circa dieci secoli, in buona armonia con altre realtà religiose. Poi sono arrivati i tanti sfollati dalla città di Holms, a maggioranza cristiana, città sottoposta nei mesi scorsi a un bombardamento continuo e ad aspri combattimenti fra forse dell'esercito regolari e ribelli. Secondo quanto fanno sapere le agenzie cristiane forze islamiste in lotta contro il regime di Assad hanno occupato in questa valle la città fortezza di Krak des Chevaliers considerata anche patrimonio dell'Unesco. Da questa fortezza gli islamisti sparano colpi di mortaio sui villaggi che si trovano nella valle per colpire le barricate costruite dall'esercito siriano. Ma ovviamente le vittime sono i civili cristiani che vivono in queste città. Ad esempio a Howache, dove tre cristiani nei giorni scorsi hanno trovato la morte nella loro abitazione colpita dai colpi di arma da fuoco. Un episodio che era già accaduto in precedenza con altre numerose vittime civili. Si trovano infatti tra il fuoco dei due schieramenti, quello islamista e quello dell'esercito e nessuno si cura della loro presenza. Nell'articolo di Avvenire viene riportata la testimonianza di un sacerdote che vive in questa zona: «I cristiani  vogliono essere neutrali. Ma la nostra valle è assediata dalla violenza e dall’instabilità che ci terrorizza. La violenza copre e annulla tutto. Non riusciamo ad essere strumenti di dialogo e di coesione, come vorremmo».


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