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SIRIA/ Molinari (La Stampa): l'Arabia Saudita "usa" Obama contro Assad e l'Iran

Bashar Assad Bashar Assad

No, non lo credo. Il Segretario di Stato Hillary Clinton e l’ambasciatore Usa all’Onu, Susan Rice, in più occasioni hanno sottolineato la necessità di mantenere l’unità nazionale siriana. E’ una posizione americana che punta a raccogliere il sostegno di Mosca - l’alleato più importante del regime di Assad - ed anche a rassicurare le etnie minoritarie, dagli alawiti ai curdi fino ai cristiani, che più temono l’avvento dei sunniti. La disintegrazione della Siria è lo scenario peggiore per Washington perché rischierebbe di innescare un domino di crisi-regionali, a cominciare dalla contrarietà di Ankara a un’indipendenza di fatto dei curdi siriani. E’ invece il regime di Assad a paventare tale scenario, per far valere il fatto di essere l’unico a riuscire a tenere unito il Paese. Ma i fatti sul terreno dimostrano che questo non è più vero. Perfino l’inviato russo in Siria, Mikhail Bogdanov, ammette che Assad sta perdendo progressivamente il controllo sul territorio e potrebbe cadere.

 

Ritiene che in Siria esista un rischio simile a quanto avvenuto nella guerra russo-afghana, quando su proposta del senatore Charlie Wilson gli Usa distribuirono armamenti ad Al Qaeda?

 

Gli Usa non hanno mai distribuito armi ad Al Qaeda. Washington durante l’occupazione sovietica dell’Afghanistan fornì armi ai mujaheddin dai quali, in seguito, si originò il gruppo di Osama bin Laden che formò Al Qaeda. Se la domanda riguarda il rischio che armi americane cadano in mano a gruppi jihadisti questo è proprio ciò che il “New York Times” ha rivelato nei giorni scorsi, chiamando in causa l’Emirato del Qatar. Sarebbero state infatti armi “made in Usa” fornite al Qatar ad essere poi rinvenute nelle mani di fazioni jihadiste siriane. Credo che questo sia un altro dei motivi che hanno portato all’inserimento di questi gruppi nella lista nera. Più in generale c’è un problema strategico che riguarda i legami fra le monarchie sunnite del Golfo - a cominciare da Arabia Saudita e Qatar - con gli estremisti sunniti, di cui i salafiti sono al momento l’espressione più agguerrita e pericolosa.

 

Dopo gli allarmi su un possibile utilizzo di armi chimiche da parte di Assad, Panetta ha fortemente ridimensionato il pericolo. Qual è il significato politico di questo gioco di annunci e smentite che ricorda quanto avvenne ai tempi di Saddam?

 

In Siria i satelliti americani hanno osservato lo spostamento di gas sarin, che è stato caricato su bombe aree. E’ stata la minaccia americana di attaccare la Siria a spingere Assad a bloccare un possibile attacco contro la popolazione civile, consentendo al capo del Pentagono di usare toni più rassicuranti. Ma l’allarme resta alto. Le informazioni di intelligence americane sono state condivise con gli alleati della Nato, con la Russia e con i Paesi che confinano con la Siria. Non devono esserci dubbi sul fatto che Obama autorizzerà l’attacco alla Siria un minuto prima dell’uso dei gas da parte di Assad contro la popolazione civile. L’unico richiamo possibile all’Iraq di Saddam Hussein, in tale cornice, può essere nel ricordare che all’immediata vigilia dell’attacco americano, nel marzo 2003, l’allora premier israeliano Ariel Sharon disse che Baghdad aveva spostato le proprie armi proibite in Siria. Vi è stato in effetti un consistente aumento degli arsenali non convenzionali siriani negli ultimi anni ma la prova certa di quanto disse Ariel Sharon ancora manca.

 

Nella posizione Usa contro Assad, quanto pesa la volontà di far cadere il principale alleato dell’Iran in Medio Oriente?