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SIRIA/ Molinari (La Stampa): l'Arabia Saudita "usa" Obama contro Assad e l'Iran

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Bashar Assad  Bashar Assad

L’Iran è l’avversario strategico degli Stati Uniti in Medio Oriente a causa del suo programma nucleare - di cui l’Agenzia atomica dell’Onu sospetta la natura militare - del sostegno alle organizzazioni terroristiche sciite e delle ripetute dichiarazioni contrarie all’esistenza dello Stato di Israele. Chi più spinge l’America al confronto con l’Iran sono i Paesi arabi sunniti che vedono nel programma nucleare di Teheran il volano di una possibile egemonia sciita sull’intero Medio Oriente. E’ uno scenario avvalorato dal sostegno iraniano per i gruppi ribelli sciiti, dall’Arabia Saudita al Bahrein fino allo Yemen. Non a caso sono gli stessi Paesi arabi sunniti a sostenere la rivolta anti-Assad ovvero il tentativo di rovesciare l’alleato arabo più importante per la Repubblica islamica. Se Assad dovesse cadere Teheran perderebbe soprattutto l’alleato strategico nella partita in atto per assicurarsi il controllo del Libano, dove il partito sciita filoiraniano Hezbollah ha i suoi più agguerriti avversari nel fronte sunnita sostenuto dall’Arabia Saudita. Sono questi motivi che fanno apparire la guerra civile in Siria come un conflitto per procura fra Riad e Teheran. Nel quale Washington è alleata di Riad.

 

Gli Usa appoggiano le opposizioni siriane destinate prima o poi a prevalere su Assad e sostengono i Fratelli musulmani usciti vincitori in Egitto. Fino a che punto, dietro la difesa della democrazia, si nasconde la realpolitik Usa?

 

La politica estera americana, sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, vede sovrapporsi realpolitik e sostegno a chi si batte per la democrazia. Sono due approcci spesso in contraddizione ma riflettono le due vocazioni degli Stati Uniti: quella che si origina dalla Costituzione nella quale si definisce un diritto naturale di “ognuno” - americano o meno - alla libertà e l’altra, legata alla necessità di proteggere gli interessi concreti della maggiore potenza del Pianeta. Nel caso specifico del sostegno alla Primavera araba, l’amministrazione Obama ha ripetuto questo duplice approccio dicendosi da un lato a favore dei partiti islamici moderati, dalla Tunisia all’Egitto, perché espressione della volontà popolare ma dall’altro facendo attenzione a non entrare mai in contrasto con gli interessi nazionali americani, come dimostra la perdurante volontà di non intervenire militarmente in Siria a dispetto di un bagno di sangue che ha già superato le 40 mila vittime.

 

(Pietro Vernizzi)



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