BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

EGITTO/ In un articolo della nuova Costituzione è nascosta la deriva islamista

Il presidente egiziano Mohamed Morsi (InfoPhoto) Il presidente egiziano Mohamed Morsi (InfoPhoto)

Appare dunque evidente come il progetto di Morsi, su cui la popolazione egiziana è chiamata ad esprimersi, pur non disegnando tout court uno Stato teocratico potrebbe aprire a possibili derive estremiste. Se da un lato, infatti, è evidente lo sforzo di garantire uno Stato di diritto, dall’altro si affida a un’autorità religiosa la possibilità di interpretarne, senza appello, i principi, depauperando di questa prerogativa le autorità giuridiche e legislative, con la temibile ipotesi di lasciare in balia di mutabili tendenze religiose la facoltà di regolare le libertà dei cittadini. Anche se dunque al momento non è plausibile affermare che la nuova Carta egiziana presupponga necessariamente una deriva integralista, è pur vero che sussistono elementi di ambiguità. Detta in altre parole, la Costituzione sulla carta presenta principi liberali ma, de facto, se gestita da un sistema autoritario, potrebbe generare una vigorosa “virata islamista”.

Al di là dell’interpretazione dei principi regolatori, però, va anche considerato il contesto in cui la Costituzione, se approvata, andrebbe a collocarsi: un Egitto evidentemente diviso proprio sui suoi articoli cardine. Articoli che, giova ricordarlo, i Fratelli musulmani e i salafiti hanno deciso di continuare a scrivere nonostante le dimissioni di molti membri dell’Assemblea Costituente e senza, dunque,  cercare un compromesso con i liberali e, più in generale, con le molte altre “anime” del Paese. Le numerose proteste di questi giorni hanno disegnato uno Stato profondamente spaccato tra la Fratellanza musulmana, che oggi guida l’Egitto post rivoluzione, e gli attori che, invece, quella rivoluzione l’hanno fatta, o comunque voluta e che, in qualche modo, vogliono raccoglierne i frutti. Ma forse proprio su quest’ultimo punto sta la forza di quello che da più parti è stato ribattezzato il ”nuovo Faraone”: le eterogenee forze dell’opposizione sono ancora divise e, se questa divisione è stata la carta vincente dei Fratelli musulmani già durante le precedenti elezioni, questa stessa frammentazione è oggi, ancora, il più potente alleato di Morsi e della forze islamiste più in generale.

Su queste basi, dunque, qualunque sia il risultato del referendum, anche se il “sì” appare piuttosto scontato, una nuova Costituzione, o meglio, questa nuova Costituzione, potrebbe non essere sufficiente a dare al Paese la tanto agognata stabilità.

Giova ricordare che i processi di transizione sono percorsi lunghi e tortuosi, che non si risolvono in un batter d’ali né in una “primavera” e saranno necessari numerosi assestamenti prima che il “sistema” possa trovare un proprio equilibrio e il Paese possa avviarsi verso un futuro democratico, fondato su uno Stato di diritto che non sia tale solo sulla carta ma anche, e soprattutto, nella vita del proprio popolo.

 

© Riproduzione Riservata.