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EGITTO/ In un articolo della nuova Costituzione è nascosta la deriva islamista

Benché la nuova costituzione sia ispirata anche a principi tutto sommato laici, essa delega all’Università di Al Azhar la verifica della legittimità delle leggi. MICHELA MERCURI

Il presidente egiziano Mohamed Morsi (InfoPhoto) Il presidente egiziano Mohamed Morsi (InfoPhoto)

Sabato 15 dicembre i cittadini egiziani si sono recati di nuovo alle urne per decidere l’approvazione della nuova Costituzione. Dopo aver scelto il proprio Parlamento e il proprio Presidente, l’Egitto sceglie la proprie istituzioni e, forse, il proprio futuro. 

Si tratta, inutile dirlo, di un momento importante per il Paese della primavera araba che si appresta a fare un ulteriore passo avanti sulla tortuosa via della transizione. Un cammino intrapreso, si sa, nell’inverno del 2011 quando iniziarono le prime sommosse di piazza e proseguito poi fin qui con alterne fortune. Un cammino che per diverse cause, prima tra tutte l’assenza di una organizzata opposizione politica, ha visto correre in prima linea i movimenti islamici, con il partito Libertà e Giustizia dei Fratelli musulmani in testa. Ed è innegabile che anche la Costituzione che l’Egitto si appresta a votare, e che andrà a sostituire quella precedente che regolamenta il sistema egiziano dal 1971, rispecchia le linee direttrici del partito al potere, sia per alcuni dei principi che la regolano sia per il contesto socio-politico in cui è nata e in cui potrebbe collocarsi. 

In particolare, da un punto di vista normativo, da alcuni degli articoli della bozza costituzionale emerge il tentativo di sostenere la nascita di uno Stato di diritto, vicino a quello delle “moderne” democrazie presidenziali, a cui però fa da contraltare la volontà di preservare e, anzi, di valorizzare le norme morali tradizionali. La Carta, infatti, da un lato stabilisce la necessità di circoscrivere lo strapotere del Presidente (anche con la riduzione della durata del suo mandato a quattro anni e con una sola possibilità di rielezione) e abolisce la possibilità di limitare la libertà di stampa e i diritti fondamentali attraverso le tanto discusse leggi di emergenza, ma dall’altro rafforza i meccanismi preposti al rispetto della shari’a che, seppure considerata già nella precedente Costituzione la principale fonte legislativa del Paese, era stata spesso bypassata nei precedenti regimi. 

In particolare l’articolo 4 della nuova Carta costituzionale demanda ad un organo non elettivo, gli esperti dell’Università Al Azhar - il più antico istituto accademico religioso sunnita del mondo islamico - la possibilità di verificare che le norme proposte dal Parlamento siano rispettose della legge, riducendo, dunque, i poteri della Corte costituzionale che spesso in passato ha fornito interpretazioni progressiste della legge islamica. Ora, se è vero che i saggi di Al Azhar, sotto la guida del grande Imam Ahmed el Tayeb, hanno fin qui ben rappresentato l’islam moderato, nulla vieta che in futuro un nuovo Imam potrebbe invece farsi portavoce di tendenze maggiormente estremiste, con evidenti conseguenze sull’interpretazione e dunque l’applicazione dei precetti della shari’a.