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ITALIANO RAPITO/ Il generale: non abbiamo in mano nulla da negoziare

Pubblicazione:martedì 18 dicembre 2012

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Se questo commento corrisponde alla situazione reale sul terreno non lo so. Il fatto che non ci siano state più fughe di ministri, generali o alti funzionari di Assad potrebbe invece far supporre il contrario, e cioè che la situazione è stagnante. Gli attentati a Damasco ci sono sempre stati e gli aeroplani di Assad continuano a bombardare, quindi è evidente che ci sono ancora aeroporti in mano al regime. Poi ogni tanto salta fuori che l'aeroporto stesso di Damasco è in pericolo, ma ripeto: è tutto molto confuso.

 

E adesso ci troviamo davanti al rapimento di un connazionale.

 

Vorrei al proposito sottolineare come la nostra stampa non parla molto di questioni internazionali, tantomeno di Siria, eppure lì ci saranno giornalisti. Ma non si legge quasi niente e rimango basito di questo nostro provincialismo.

 

Lei ha avuto modo di essere sul territorio medio orientale, come ci ha detto: è sempre stato così?

 

Durante le mie permanenze in Libano ma anche in Siria mi sono sempre meravigliato che non ci fosse nessuna iniziativa della comunità internazionale, o anche di singoli stati, nei confronti della Siria che è un attore fondamentale nel quadro del Medio oriente per risolverne i conflitti. La Siria tra l'altro era un paese orientato al mondo occidentale, anche se ovviamente non un paese democratico perché il primo Assad era molto più terribile del figlio. Ma non c'erano estremisti perché i siriani al potere non sono radicali come i sunniti. 

 

Allora la Russia era già sostenitrice della Siria?

 

Non tanto dal punto di vista politico, ma da quello militare certamente. Può essere che la presenza della Russia dietro al regime siriano abbia sconsigliato di intraprendere un discorso diplomatico, ma va ricordato che ci sono tante questioni rimaste aperte dal punto di vista siriano.

 

Ad esempio?

 

Non dobbiamo dimenticarci che il Golan è territorio siriano oggi annesso a Israele, un problema mai affrontato. Israele ha restituito a Egitto e Giordania i territori occupati, ma il Golan no e  la questione siriana è rimasta tabù. Certo, le alture del Golan sono fondamentali per la sicurezza di Israele, però è un dato di fatto che è territorio conquistato e annesso. Così come le famose quattordici fattorie di Sheb'a, che rappresentano la scusa per Hezbollah di rimanere armato. Si tratta di territorio siriano anche quello occupato da Israele: perché la comunità internazionale non crea un gruppo di lavoro per determinare a chi appartengono queste fattorie? Sono tutti "misteri" siriani che anche nell'ottica di un ipotetico dopo Assad non promettono nulla di buono.



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