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ITALIANO RAPITO/ Siria: chiesto un riscatto, la Russia manda le navi militari

Per l'italiano rapito in Siria insieme a due colleghi russi sarebbe stato chiesto un riscatto. La Russia intanto manda navi militari per evacuare i propri concittadini

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Mario Belluomo, l'ingegnere rapito insieme a due colleghi russi, sarebbe in realtà stato rapito già da diversi giorni. La notizia drammatica era stata diffusa ufficialmente solo ieri ma stando a quanto hanno dichiarato membri della famiglia dell'italiano che lavorava presso una acciaieria della zona di Tarkus, il rapimento era già stata fatto da tempo ma si era preferito non parlarne per motivi di sicurezza. E arriva adesso la richiesta di pagamento di un riscatto: a comunicarlo è il ministero degli esteri russo facendo capire che si sia trattato di un rapimento a scopo estorsione e non di un gesto politico. Si era pensato infatti che autori fossero ribelli anti Assad, visto che la Russia da sempre sostiene il regime siriano. Invece si tratta di delinquenti comuni che stanno approfittando della situazione di caos data dalla guerra civile in atto. I tre lavoratori rapiti sono dipendenti della industria siderurgia di Hmisho. Mosca si sta intanto muovendo anche sul piano militare: navi da guerra della flotta del Baltico stanno infatti muovendo verso la Siria per una possibile evacuazione dei cittadini russi presenti nel pese del Medio oriente. Come dicevamo, Belluomo ingegnere originario di Catania,  e i due russi sono stati rapiti già da diversi giorni. Lo ha spiegato il fratello dell'ingegnere stesso: "Mio fratello è stato sequestrato in Siria nei giorni scorsi. Lo sapevamo da giorni del rapimento, anche perché non avevamo avuto contatti con mio fratello, che si faceva sentire spesso. Speravamo che la notizia non trapelasse. Insieme ai responsabili dell'Unità di Crisi della Farnesina volevamo che non trapelasse per evitare di farlo diventare un caso internazionale". Da parte italiana era intervenuto ieri il nostro ministro degli esteri il quale aveva sottolineato la necessità di mantenere il massimo riserbo sulla situazione. La scorsa estate infatti erano già stati rapiti altri due lavoratori italiani in Siria, per i quali non era mai giunta richiesta di riscatto  o rivendicazione da parte di alcuno, tanto che il rapimento era stato considerato alquanto anomalo. Terzi ha comunque fatto sapere che la nostra unità di crisi è stata prontamente messa in funzione: "In raccordo con tutte le strutture dello Stato coinvolte, stiamo lavorando con il massimo impegno e con la stessa dedizione con cui le nostre ambasciate e consolati quotidianamente prestano assistenza ai connazionali in difficoltà, anche in regioni e situazioni a rischio".