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EGITTO/ Sbai: Morsi e l'Europa hanno introdotto la dittatura islamica

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Il presidente egiziano Morsi all'Onu (InfoPhoto)  Il presidente egiziano Morsi all'Onu (InfoPhoto)

Mentre parliamo, il presidente egiziano Morsi, che ieri sera ha parlato al Paese inscenando la solita solfa dei poteri a tempo, sta già preparando il referendum confermativo della bozza costituente, che avrà luogo fra un paio di settimane. Che decreterà, se raccoglierà il consenso popolare, la trasformazione dell’Egitto in uno Stato confessionale. In cui non più solo lo stretto privato, ma anche buona parte del pubblico sarà assoggettata alla legge sharitica. La domanda che spesso mi faccio è se chi dall’Europa e da oltre Oceano ha sponsorizzato questo scempio avesse ben chiaro a cosa stava mandando incontro il mondo arabo e in questa circostanza l’Egitto. A questo punto credo di si, perché non voglio pensare che i grandi statisti, o presunti tali, del nostro secolo agiscano in base al caso o a considerazioni del momento. Il mondo arabo è stato venduto all’integralismo e ai Fratelli Musulmani. E il popolo moderato, moderno, laico e rispettoso dei diritti di uguaglianza, che ha vissuto così per decenni, ha ricevuto l’ennesimo inganno dall’Occidente, che lo ha barattato per la propria sopravvivenza. Ed è proprio questo che i manifestanti in Piazza Tahrir, quei giovani che un anno fa avevano dovuto cedere il campo sotto la minaccia dei militari e dei Fratelli Musulmani, gridano a gran voce: ci avete ingannato, da Mubarak a Morsi nessuna libertà, solo buio. Dice, proprio in questi giorni, la scrittrice più famosa d’Egitto, Nawal El-Saadawi: “Si può educare all’esercizio della libertà, della giustizia e della dignità fin dall’infanzia, infondendolo nella mente e nella coscienza”. I Fratelli Musulmani, al Cairo e in ogni dove governino, rappresentano l’esatta negazione di queste parole, la lacerazione di questo processo di creazione della libertà e della dignità, che oggi a Piazza Tahrir, dimenticati da tutti e anche dall’Europa, i giovani e le donne rivendicano, prima di morire sotto i colpi della repressione dei “liberatori” d’Egitto.   



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