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ALGERIA/ Fouad Allam: la Francia deve chiedere perdono per provare a chiudere le ferite della storia

Il presidente francese è in Algeria per la sua prima visita ufficiale nell'ex colonia francese. Il problema del perdono storico: lo spiega KHALED FOUAM ALLAM

Hollande, Foto Infophoto Hollande, Foto Infophoto

Il presidente francese Hollande è protagonista di una visita già definita storica in Algeria. La grande ferita che separa infatti la Francia dalla sua ex colonia è sempre aperta: per alcuni osservatori questa, dopo il fallimento di tutti gli altri presidenti francesi, potrebbe essere l'occasione per una autentica riconciliazione fra i due Paesi. Khaled Fouad Allam, giornalista e politico algerino, spiega a ilsussidiario.,net che non è detto che questo avvenga neanche questa volta. "Hollande avrebbe già detto ancora prima di partite per l'Algeria che non ha intenzione di chiedere scusa, ma staremo a vedere". Per Allam è però necessario che non solo un presidente, ma una intera società facciano questo passo: "La dominazione francese in Algeria è stata una delle più violente e sanguinarie che si ricordano nell'intera storia del colonialismo: chiedere perdono è un dovere nei confronti della storia altrimenti si rimarrà sempre con una ferita aperta".

Una riconciliazione impossibile o possibile quella tra Francia e Algeria? Perché da parte francese non sono mai venute scuse ufficiali al suo paese? Non si cancellano facilmente 140 anni di dominio e di sistema coloniale molto duro come è stato quello francese in Algeria. Ci sono ferite molto profonde tutt'ora aperte. Il problema del perdono nella storia  non si ottiene fino a quando non si affrontano questi rapporti in modo chiaro. Così si rimane condannati a vivere sempre una relazione di odio e amore.

Anche Hollande sembra continuare nella scia dei suoi predecessori: "Non sono venuto qui a pentirmi o a chiedere scusa. Il passato non ci impedisca di lavorare per il futuro” ha detto. E' un problema molto profondo ma è necessario affrontarlo. Hollande ha fatto un passo positivo andando in Algeria perché comunque questi rapporti sono scritti nella storia della Francia. Teniamo conto che negli stessi partiti politici francesi ci sono oggi alcuni dei figli di quegli algerini che morirono nella guerra di Algeria.

Impossibile dunque ignorare il passato? Impossibile. Altrimenti si rimane in una zona grigia indefinibile che non fa bene a nessuno. Ci sono esempi positivi che emergono comunque in Francia, in cui si assiste poco a poco a riconoscere alcuni elementi di grande rilevanza.

Ad esempio? Penso alla manifestazione dell'ottobre 1961 dove vennero uccisi centinaia di algerini che lavoravano in Francia o anche il massacro del 1945. Dunque se non si apre questo varco della storia resta difficile un rapporto limpido con la Francia.

Che cosa ha significato l'Algeria per i francesi, che comunque avevano un impero coloniale secondo solo a quello inglese? L'Algeria era una colonia vera e propria, non come ad esempio Marocco e Tunisia che erano dei protettorati in cui la cultura e le autorità locali rimanevano al loro posto, ad esempio il sultano del Marocco che continuava a reggere il Paese. L'Algeria divenne un dipartimento della Francia proprio come i territori d'oltremare, e dunque un pezzo stesso della Francia. La guerra ha strappato alla Francia quello che considerava un suo territorio. 

Ecco perché il tentativo di una repressione tanto cruenta. Ci sono cose che molti ancora non sanno. Gli algerini furono costretti a una deportazione di massa, la stessa famiglia di mia madre nell'800 venne deportata in Siria. Altri vennero deportati nelle isole del Pacifico. Anni fa il sindaco di Algeri invitò un sindaco della Polinesia perché era discendente di algerini deportati in quelle isole. 

Ma ci furono aspetti positivi in tutto questo dramma?