BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SIRIA/ Un modello Libano per salvare i cristiani e organizzare il dopo-Assad

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

InfoPhoto  InfoPhoto

Immaginando un dopo Assad, gli alawiti potrebbero rasserenarsi sebbene siano della stessa confessione dell'attuale presidente. Inoltre il ruolo dei cristiani potrebbe essere fondamentale. In Siria, per Frangieh, ci sono troppe comunità islamiche impaurite e in perpetua guerra fra di loro, e i cristiani nel dopoguerra, proprio perché fuori da quelle battaglie ideologiche, potrebbero rappresentare l'anello di congiunzione ideale: potrebbero diventare i “garanti” dei drusi, degli alawiti, degli sciiti. Un ruolo, dunque, di “honest broker” all'interno del Paese.

 

Per Frangieh si devono attuare altri cambiamenti oltre a quello prettamente politico?

 

Il cambiamento dovrebbe iniziare anche nella società. Frangieh parte da un confronto con l'Occidente, da cui il mondo arabo ha sempre avuto l'impressione di essere discepolo. Da qui si è arrivati ad una distruzione delle tradizioni per la scelta di un modernismo occidentalista, in realtà mai raggiunto davvero. Abbiamo visto che l'occidentalizzazione forzata dai regimi non funziona e bisognerebbe trovare un sistema autonomo in cui gli individui siano intestatari di diritti, ma in una prospettiva del tutto nuova. Il tutto salvaguardando le diverse specificità delle tradizione araba che non è figlia dell'“io sovrano” occidentale.

 

Cosa intende per “io sovrano” occidentale?

 

Dopo l'illuminismo, la libertà e la democrazia occidentali hanno preso una strada individualista, quella dei diritti dell'individuo identificati nell“io sovrano”, responsabile solo per sé e di sé. Un “io sovrano” sempre più solo e impoverito. Nella cultura araba, invece, il termine individuo non esiste ma c'è il vocabolo fard che significa “uno di una coppia” perché il singolo si realizza andando oltre se stesso: nel rapporto con la moglie, con il padre, con i figli o con la società, cosa che non accade nell'individualismo occidentale. La nuova società araba dovrebbe essere la giusta misura fra tradizioni arabe o cultura occidentale.

 

Qual è il pensiero di Frangieh sulla primavera araba?

 

Pensa che le manifestazioni “ad onda” siano state pervase da una profonda empatia. Durante le proteste di piazza in Yemen, i manifestanti si rivolgevano ad Ali Saleh in francese.

 

Una cosa piuttosto curiosa.

 

Non poi tanto, perché gli yemeniti avevano copiato gli slogan del tunisi cambiando solo il soggetto delle loro proteste. Avevano trasformato gli slogan “Ben Ali dégagé” in “Ali Saleh dégagé”, pur non essendo francofoni ma arabi. Avevano “francesizzato” la loro rivoluzione attraverso la vicinanza, la partecipazione e la solidarietà: l'essere privati delle loro libertà li ha resi fratelli, senza leader e senza colonnelli. Non c'è una guida, un punto di riferimento ma è rappresentata solo da energie sociali nuove, un prodotto popolare collettivo. Un frutto di un mutamento sociale irreversibile.

 

La primavera araba è iniziata con un gesto che non potremmo definire empatico ma, anzi, violento.

 

Frangieh non la pensa così. Mohamed Bouazizi che si è dato fuoco, è l'opposto dell'estremismo islamico perché non va ad uccidere nessuno, ma sacrifica la sua vita con un gesto quasi “cristico”, dando un contributo di salvezza e libertà per gli altri.  



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.