BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SIRIA/ Un modello Libano per salvare i cristiani e organizzare il dopo-Assad

Pubblicazione:sabato 22 dicembre 2012 - Ultimo aggiornamento:sabato 22 dicembre 2012, 14.19

InfoPhoto InfoPhoto

I cristiani in Siria possono rappresentare l'esempio per le altre comunità religiose nel Paese. Questa è una delle tesi racchiuse nel libro Il giorno dopo la primavera, dove la primavera è quella araba che ha sconvolto, direttamente o indirettamente, l'assetto di tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Autore del libro, il vaticanista del Giornale Radio Rai ed esperto di Medio Oriente, Riccardo Cristiano, che ha intervistato Samir Frangieh, intellettuale libanese di spicco ed ideologo dell'intifada che allontanò i siriani dal suo Paese. “Il libro è il tentativo di raccontare diversi colloqui con lui - dice Riccardo Cristiano - in una prospettiva di valutazione della primavera araba e delle sue conseguenze politiche ed ideologiche, accostando anche il ruolo dei cristiani nella 'rivoluzione' con precisi riferimenti alla vicenda libanese che, secondo Frangieh, costituisce un modello importante per il dopo primavera. I libanesi, che negli anni Settanta hanno pagato un prezzo altissimo, possono dare un contributo altissimo agli altri”.

 

Ci spieghi meglio.

 

Secondo l'idea di Frangieh, il modello libanese può funzionare per tutti i Paesi arabi del bacino del Mediterraneo, dall'Iraq all'Egitto grazie agli accordi di Ta'if (trattato inter-libanese destinato a mettere fine alla guerra civile libanese, ndr): accordi che prevedono un meccanismo che potrebbe funzionare in molti paesi ma che non è ancora stato realizzato. Ora, in Libano si parla di “confessionalismo”, che prevede una Camera unica con la metà degli eletti cristiani e l'altra metà musulmani. Il presidente della Repubblica è maronita mentre il capo del Governo è sunnita e il presidente della Camera è sciita: un meccanismo che ha accontentato tutte le varie confessioni e che è stato utile a fermare la guerra civile.

 

Applicando gli accordi di Ta'if come cambierebbe l'assetto del Paese?

 

Prevedono un modello bicamerale nel quale la Camera verrebbe eletta con il meccanismo di “un uomo, un voto” permettendo la costituzione di partiti politici, mentre il Senato verrebbe eletto su base comunitaria, garantendo quote di rappresentanza a tutte le comunità. In questo modo si potrebbe parlare di diritti garantiti all'uomo e garanzie offerte alle comunità: l'individuo è titolari di diritti e le comunità sono intestatarie di garanzie. Se in Libano si passasse, in maniera schietta, dall'attuale sistema alla Camera unica, Hezbollah, la comunità più numerosa, finirebbe per prendere la maggioranza assoluta: questo farebbe scattare nelle comunità il sentimento negativo di una sorta di “piazza pulita” che innescherebbe una nuova guerra civile. Se applicato veramente, il modello Ta'if darebbe una maggiore garanzia ai diritti individuali e nello stesso tempo a tutte le comunità. Si creerebbe così una democrazia che Fragieh definisce “consensuale” e che potrebbe essere un modello di riferimento per i Paesi arabi.

 

E se, per esempio, lo applicassimo alla Siria?


  PAG. SUCC. >