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NATALE 2012/ Suor Marta (Homs, Siria): tutto il male che sta intorno a noi fa spazio al Bambino

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Un guerrigliero siriano (Foto: Infophoto)  Un guerrigliero siriano (Foto: Infophoto)

Certo, il Natale ci interroga. Non è una risposta facile, è una risposta di Vita che non elimina la morte. La vince, la redime, ma non ce ne toglie il carico. E questo frammento di storia della Siria è duro, duro da comprendere, duro da vivere. Pieno di morte. Troppi elementi in gioco, troppe verità e menzogne da tutte le parti, troppi interessi intrecciati l’uno con l’altro. Abbiamo nel cuore tante storie: donne e bambini, gente innocente, da una parte e dall’altra, uccisa nei bombardamenti, nelle esplosioni, nelle repressioni, nelle vendette. Gente che ha perso tutto, che ha lasciato le case, i villaggi. Chiese distrutte, moltissimi cristiani fuggiti. Portiamo nel cuore le aspirazioni di libertà, di giustizia, di tanti siriani, i veri manifestanti pacifici, rimaste soffocate da un gioco internazionale più grande, che li ha esclusi di fatto poiché hanno rifiutato di prendere le armi e di invocare l’intervento armato dei paesi occidentali.

 Quest’anno per le strade non ci sono luminarie, ma fotografie dei tanti soldati morti, ragazzi, a centinaia, tacciati con disprezzo di “lealismo”, letteralmente fatti a pezzi se cadono nelle mani dei ribelli... Davanti agli occhi abbiamo anche le immagini dei tanti mercenari, dei salafiti giunti da ogni parte per la jihad: anch’essi per la maggior parte giovani, ragazzi imbottiti di satellitari, di droga e di armi. Anch’essi morti a centinaia. Pensiamo a tanti amici, costretti a lasciare le loro case, a tanti altri che ci hanno aiutato, e che non riusciamo più neppure a rintracciare. Pensiamo a George, 35 anni, rimasto senza lavoro: ha affittato una macchina, per trasportare merci, guadagnare qualcosa e dare da mangiare ai suoi figli. Ucciso da un cecchino nei territori vicini alla Turchia. Una storia fra infinite altre.

Ma, oggi come allora, non dobbiamo farci ingannare: l’ultima parola non è questa, la storia vera non la fanno i potenti della terra. “Dio è il più grande”, è vero. Ma è il più grande nell’amore, per questo è il solo veramente libero, e che può liberarci.

A noi è chiesto solo di comprendere, cioè “prendere tutto” e metterlo davanti alla mangiatoia. Anche le cose più atroci, più aberranti, le più dolorose e le più vili, dove va perduta la dignità dell’uomo, tutto dobbiamo accogliere, fare nostro, e portare ai piedi di questo Bambino. Perché Lui solo è la risposta. A noi non è chiesto di capire ogni cosa, ma di allargarci per far spazio alla verità di Dio che sola può giudicare secondo giustizia e diventare misericordia per tutti.

Noi per più di cinque anni abbiamo vissuto ad Aleppo; dal 2010 ci siamo trasferite ai confini della provincia di Homs, in un piccolo villaggio cristiano dove stiamo cercando di costruire il nostro monastero, fornendo lavoro almeno a qualche persona povera di questa zona. Siamo semplicemente qui, vivendo la nostra vita benedettina, pregando e lavorando, condividendo le vicende della nostra gente, la pena, la tristezza, il dolore, la violenza, l’impotenza. Ma anche sentendo attorno a noi una sorta di indomita resistenza, una capacità di solidarietà che non si è spenta, un attaccamento alla vita che diventa in qualche modo speranza, senza nome, senza illusioni, ma tenace... 

E’ questa speranza che portiamo, per tutti, al presepio, per questa speranza preghiamo. Vieni, Signore Gesù.

 

(Suor Marta, Homs. Siria)



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