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IL CASO/ Assicurare le armi? Serve al "portafoglio", non tutela il valore di una vita

Pubblicazione:venerdì 28 dicembre 2012

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Capite di che razza di giro d'affari stiamo parlando? Quattrocentoventi armi da fuoco al minuto, o sette al secondo. Scegliete voi il dato statistico che vi fa più impressione. Perché quattrocentoventi al minuto o sette al secondo che siano, sono veramente tante. Dico, vabbè che siamo oltre trecento milioni in questo paese, ma qui si arma un battaglione al minuto … Non amo le armi da fuoco, ma non amo neanche le assicurazioni. Capisco il senso di entrambe le cose, ma da entrambe mi guardo il più possibile. Se la vita fosse una questione meramente tecnica, Roubini, con la sua scoperta dell'acqua calda, avrebbe confezionato il regalo di Natale perfetto per questa America innamorata pazzamente ed al tempo stesso improvvisamente terrorizzata dalle armi da fuoco. La questione è che ancora una volta per risolvere un problema ci verrebbe chiesto di "pagare" e non di "cambiare". Un premio assicurativo su una pistola potrà essere un deterrente all’acquisto, una garanzia economica rispetto a brutte conseguenze per suo cattivo uso, ma non saprà mai dirci qual è il valore della vita. Meglio la proposta di Roubini di niente? No, meglio niente, almeno non ci illudiamo di mettere a tacere quello che non ci lascia tranquilli. Finchè qualcuno non inventerà la polizza sulla felicità.



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