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CISGIORDANIA/ Pressioni su Israele, convocati gli ambasciatori a Londra e Madrid

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Israele rimane sulla sua linea, a proposito dei nuovi insediamenti in Cisgiordania. L'intenzione è costruire circa tremila nuove abitazioni per i coloni israeliani che andranno ad aggiungersi a quelli già presenti in un territorio contestato, considerato dai palestinesi parte integrante del loro stato. Una decisione destinata a creare nuovi contrasti, presa all'indomani del voto favorevole dell'assemblea delle Nazioni unite di riconoscere la Palestina come stato osservatore non membro dell'ONU, decisione che ha fortemente irritato Tel Aviv. Quasi una ritorsione, a voler sottolineare che lo stato palestinese non esiste e che comunque la Cisgiordania non ne farà parte. Una decisione criticata anche dagli Stati Uniti, uno dei pochissimi paesi che all'assemblea generale del Palazzo di Vetro aveva votato con Israele no al riconoscimento della Palestina. In queste ultime ore invece si è assistito alla convocazione da parte di paesi importanti come Francia, Gran Bretagna e Spagna dei relativi ambasciatori israeliani. Il motivo era manifestare la propria contrarietà al piano di insediamento israeliano. Uguale reazione c'è stata da parte tedesca anche se Berlino non ha convocato l'ambasciatore. Il portavoce di Angela Merkel ha commentato: "Il governo tedesco è molto preoccupato della decisione di avviare la realizzazione di 3.000 nuove case a Gerusalemme est e in Cisgiordania e lo invitiamo e recedere da questa iniziativa". Da parte inglese l'avvertimento che se Israele andrà avanti con il piano di insediamento, il Regno Unito avrà una reazione molto forte. Quale, non è stato specificato. Italia e Francia infine durante il vertice che si è tenuto oggi a Lione tra Monti e Hollande hanno anche loro sottolineato la contrarietà al progetto, ma hanno anche detto che non è il momento di proporre sanzioni contro Israele ("Siamo preoccupati per le decisioni che, spero, non saranno applicate, di installare 3mila abitazioni nelle zone che non sono previste per questo tipo di installazioni e che pongono a rischio la posizione della comunità  internazionale sui due Stati" ha detto Monti.  Tutte queste rimostranze però non sono servite a nulla: il governo israeliano ha già fatto sapere di non avere nessuna intenzione di cambiare idea sul progetto.


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