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Esteri

LETTERA/ Dalla Palestina: perché Israele non vuole mettere al bando gli estremisti?

A grande maggioranza l'assemblea generale dell'Onu ha accolto la Palestina come Stato osservatore non membro, suscitando l'ira di Israele. Il commento di MARTA ZAKNOUN

Benjamin Netanyahu (InfoPhoto)Benjamin Netanyahu (InfoPhoto)

Il riconoscimento da parte dell’Onu della Palestina come Stato osservatore non membro è stato accolto sia con indignazione che con esultanza  nei vari Paesi, ma la cosa veramente importante è sottolineare le conseguenze di questo evento. Con questo riconoscimento, infatti, l’Autorità palestinese ha deciso di portare la sua lotta in difesa del diritto a un proprio Stato su un altro livello, sicuramente contestabile, ma comunque legale, che ridà a questa lotta dignità e legittimità agli occhi della comunità internazionale.

La decisione dell’Onu riconferma il diritto storico dei palestinesi a governarsi in un proprio Stato indipendente, preambolo alla soluzione dei due Stati, ed è forse questo che preoccupa maggiormente Israele. Il Primo Ministro israeliano considera il passo palestinese “una violazione degli accordi” e una minaccia a Israele. I palestinesi non si aspettano di certo che Israele approvi la loro mossa presso l’Onu, ma è un po’ bizzarro che Netanyahu parli di “accordi”.

Il disagio di Israele di fronte a questa decisione non è nella pretesa violazione, ma piuttosto verso le ripercussioni a lungo termine di questo riconoscimento che, se usato in tutto il suo potenziale, potrebbe veramente portare a un cambiamento reale della situazione. 

In primo luogo, a un cambio di mentalità, perché oggi ogni palestinese è posto di fronte alla scelta tra violenza e diplomazia, chiedendosi cosa può aspettarsi nel lungo termine. Ora ai palestinesi è offerta l’opportunità di uscire da questo dilemma, rimettendo in discussione l’immagine diffusa che li dipinge solo come terroristi, e di intraprendere concretamente la via delle negoziazioni. E’ un’occasione per i palestinesi di sostenere Abu Mazen e seguire una voce moderata e ragionevole, che promette un futuro migliore rispetto alla situazione attuale cui hanno portato i gruppi estremisti.

Ora è possibile un accordo nazionale che lasci dietro di sé la violenza e si concentri sul diritto dello Stato palestinese ad esistere e sul diritto del suo popolo a vivere con dignità. I palestinesi sono ora in grado di portare avanti i loro diritti sul piano internazionale, ma, al contempo, saranno ritenuti più responsabili delle loro azioni. La speranza è, quindi, che con questa pietra miliare si arrivi anche a una maggiore coscienza dei gravissimi limiti di ogni altra strategia che comporti violenza e attentati.