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FILIPPINE/ Il Tifone Bopha fa almeno 500 vittime

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Immagine d'archivio - Infophoto  Immagine d'archivio - Infophoto

Continua ad aumentare il numero delle vittime del tifone Bopha che ha colpito le Filippine. Sarebbero circa 500 i morti, 475 secondo alcune fonti, causati dalla catastrofe climatica che ha sconvolto lo Stato del sud est asiatico. 300mila persone, inoltre, sono quelle rimaste senza tetto. I dati sono destinati a incrementarsi tristemente. Al momento, infatti, non sono ancora disponibili quelli relativi alle miniere di oro e di rame perché sono allagate o ricoperte di fango.  Il tifone si è abbattuto, in particolare, sull’Isola di Mindanao. Le raffiche di vento hanno raggiunto anche i 210-230 chilometri orari. Molte delle vittime risiedevano nella Valle di Compostela e Davao orientale. Nel frattempo, circa 2.000 persone si asserragliata in una palestra di basket nella città meridionale di New Bataan. Si tratta di una delle poche costruzioni rimaste in piedi. Attualmente, stanno venendo rifocillate dai soccorsi, che stanno distribuendo loro aiuti alimentari. Il passaggio della perturbazione ha distrutto, inoltre, diversi punto di soccorso, interrotto i collegamenti aerei e navali e devastato un campo militare. Il governo ha lanciato un appello, chiedendo alla comunità internazionale di intervenire, fornendo medicine, acqua, tende e impianti di depurazione. Le vittima potrebbero rapidamente aumentare se dovessero diffondersi delle epidemie, rischio altamente probabile. Quanto avvenuto ha prodotto danni incalcolabili anche sul fronte economico. Le filippine, infatti, sono il terzo esportatore mondiale di banane, e ben un quarto delle sue piantagioni sono andate distrutte. Nel frattempo, nella zona è giunto il presidente filippino Benigno Aquino, per incontrare i sopravissuti e farsi un’idea dei danni di persona. «Vogliamo sapere come questa tragedia sia stata possibile e come evitare che si ripeta» ha dichiarato. Intanto, la popolazione locale sta denunciando i ritardi del governo nel provvedere all’emergenza, mentre alcuni accusano lo Stato di aver contribuito ad incrementare i danni, consentendo la costruzione di miniere vicino ad aree densamente popolate e vicino a corsi d’acqua, alimentando così il rischio di frane e smottamenti.

 

 

 

 



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