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MALDIVE/ Gli interessi dell’islam dietro il colpo di stato

venerdì 10 febbraio 2012

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Innanzitutto la fine della democrazia alle Maldive. Scenario abbastanza triste non solo perché si tratta di un Paese stupendo, ma perché questo potrebbe danneggiare gli stessi maldiviani: quella del Paese è un’economia che, come poche altre al mondo, dipende dal turismo, dalla stabilità e dalla tolleranza con la quale gli stranieri vengono accolti. Qualora questo colpo di Stato spalancasse le porte a un Islam più imperante e conservatore, che può andare quindi a ledere quelle che sono le libertà di cui godono i turisti stranieri, ci sarebbe certamente un riflesso assolutamente diretto nelle capacità del Paese di generare introiti.

 

Secondo lei, è possibile prevedere un ritorno dello stesso Gayoom?

 

È ancora troppo presto per dirlo. Quello che è chiaro finora è che il vicepresidente del Paese è un signor nessuno facente parte di un partito politico veramente piccolo, al contrario di Nasheed, e sono infatti molto pochi quelli che scommettono sulla sua sopravvivenza politica di lungo termine. Prima o poi dovrà rivelarsi la vera faccia che si cela dietro quello che è successo, e qualora Gayoom non potesse presentarsi a causa di un’immagine ormai troppo negativa, certamente salirebbe al potere qualcuno strettamente legato a lui.

 

Quali sono adesso i rischi per i turisti?

 

Per il momento non si sono verificati incidenti nei resort, e i rischi maggiori possono esserci nella capitale, Malè, da cui però, dopo essere arrivati nel Paese, solitamente si prendono immediatamente voli charter o navi per le tante altre isole. Non credo quindi che negli atolli possano mai verificarsi particolari problemi, ma è necessario attendere ancora per capire se avverrà un cambiamento della politica nazionale rispetto alla presenza di così tanti alberghi e turisti stranieri nel Paese.

 

(Claudio Perlini) 



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