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MALDIVE/ Gli interessi dell’islam dietro il colpo di stato

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Mohamed Nasheed (Infophoto)  Mohamed Nasheed (Infophoto)

Innanzitutto la fine della democrazia alle Maldive. Scenario abbastanza triste non solo perché si tratta di un Paese stupendo, ma perché questo potrebbe danneggiare gli stessi maldiviani: quella del Paese è un’economia che, come poche altre al mondo, dipende dal turismo, dalla stabilità e dalla tolleranza con la quale gli stranieri vengono accolti. Qualora questo colpo di Stato spalancasse le porte a un Islam più imperante e conservatore, che può andare quindi a ledere quelle che sono le libertà di cui godono i turisti stranieri, ci sarebbe certamente un riflesso assolutamente diretto nelle capacità del Paese di generare introiti.

 

Secondo lei, è possibile prevedere un ritorno dello stesso Gayoom?

 

È ancora troppo presto per dirlo. Quello che è chiaro finora è che il vicepresidente del Paese è un signor nessuno facente parte di un partito politico veramente piccolo, al contrario di Nasheed, e sono infatti molto pochi quelli che scommettono sulla sua sopravvivenza politica di lungo termine. Prima o poi dovrà rivelarsi la vera faccia che si cela dietro quello che è successo, e qualora Gayoom non potesse presentarsi a causa di un’immagine ormai troppo negativa, certamente salirebbe al potere qualcuno strettamente legato a lui.

 

Quali sono adesso i rischi per i turisti?

 

Per il momento non si sono verificati incidenti nei resort, e i rischi maggiori possono esserci nella capitale, Malè, da cui però, dopo essere arrivati nel Paese, solitamente si prendono immediatamente voli charter o navi per le tante altre isole. Non credo quindi che negli atolli possano mai verificarsi particolari problemi, ma è necessario attendere ancora per capire se avverrà un cambiamento della politica nazionale rispetto alla presenza di così tanti alberghi e turisti stranieri nel Paese.

 

(Claudio Perlini) 



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