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MONTI A WASHINGTON/ Parsi: ecco gli ingredienti del "patto" Obama-Monti

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Per il suo passato di commissario europeo e di tecnico, si considera che conosca a fondo i meccanismi di funzionamento dell’Ue, e che sappia, quindi, coniugare l’obiettivo del rigore con quello della crescita. Gli stessi Merkel e Sarkozy lo considerano un interlocutore privilegiato.

Crede che l’appoggio di Obama possa essere dettato da ragioni elettorali?

E’ probabile che sia un tentativo di captatio benevolentiæ nei confronti della comunità italo-americana. Che, tradizionalmente, vota democratico. Ma che, altrettanto tradizionalmente, è cattolica. Obama ha preso talvolta posizioni di forte attrito nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche, in grado di alienargli parte dell’elettorato americano più tradizionalista. Per gli italo-americani avere, quindi, un presidente italiano apprezzato e che ottenga la copertina del Time, sotto una luce ben diversa dal predecessore, può non essere indifferente.

La presenza di Monti in Italia potrebbe giovare economicamente agli Usa, al di là del suo contributo alla stabilizzazione dell’euro?

Questo mi sembra sufficiente. Qualora, inoltre, le liberalizzazioni, o la normalizzazione dei tempi delle nostra giustizia dovessero aprire il mercato italiano ad una maggiore interpenetrazione internazionale, l’economia italiana si sprovincializzerebbe; e gli Usa avrebbero più convenienza ad operare con noi in joint-venture.

Come l’affare Chrysler-Fiat?

Esatto, è stata un’operazione sulla quale Obama si è speso moltissimo e che ha portato l’economia italiana ad una dimensione, rispetto al passato, molto meno lontana, nella percezione, di quella americana. C’è chiaramente una convergenza di interessi tra le grandi economie capitaliste occidentali, specie nel cooperare per far fronte alle economie emergenti. 

 

(Paolo Nessi)

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