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SIRIA/ Eid: Assad cadrà, ma c'è il pericolo di una guerra confessionale

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Innanzitutto, in Egitto il voto è stato democratico, ma l’esito ha portato alla vittoria degli islamisti. Egitto e Tunisia hanno però grossomodo una società monocolore, mentre la Siria è un groviglio di etnie, religioni, confessioni, e un voto democratico richiede quindi che a partecipare siano tutte le componenti della società. Il pericolo della crisi siriana è la polarizzazione tra sunniti e alawiti, e il regime ha tutto l’interesse a rappresentare quanto sta avvenendo come un conflitto confessionale. In realtà tra i ribelli militano anche degli alawiti (la minoranza sciita cui appartiene lo stesso Assad, Ndr). L’opposizione ha una buona componente legata ai Fratelli musulmani, ma il vero motivo è che questi ultimi sono meglio organizzati di altre formazioni politiche. La sfida per l’opposizione è quella di mantenere compatta questa unione tra cristiani, drusi, alawiti, ismaeliti e sunniti, per presentare un nuovo volto della Siria diverso da quello attuale. E’ probabile che dopo la caduta di Assad ci sarà una fase di transizione nella quale gli islamisti saliranno al potere, ma quale che sia il futuro della Siria, dell’Egitto e degli altri Paesi arabi, sarà comunque migliore rispetto ai regimi precedenti.

 

Come lei ha accennato, il Consiglio Nazionale Siriano è in larga parte nelle mani dei Fratelli musulmani. Fino a che punto può costituire un partner affidabile per l’Occidente?

 

I Fratelli musulmani rappresentano una buona componente del Consiglio Nazionale Siriano, ma non lo controllano completamente, tanto è vero che il presidente Burhan Ghalioun non è un islamista. Sarebbe innaturale se i partiti islamisti non salissero al potere nei Paesi della Primavera araba, perché rappresentano la forza più organizzata. Siccome i popoli arabi hanno sperimentato socialismo, nazionalismo e diverse altre ideologie, l’unica componente che non hanno ancora messo alla prova è quella dei Fratelli musulmani. C’è una tendenza da parte degli arabi a dire: “Perché non provare anche questa carta?”. L’importante è che non monopolizzino a loro volta il potere trasformandolo in un’altra forma di dittatura, ma lascino spazio a tutti i partiti in modo che negli anni a venire si possa giungere a un Paese liberale e democratico. Il cammino è lungo, ma è anche colpa di una dittatura durata più di 40 anni che si è trasformata addirittura in una repubblica ereditaria. Il regime di Assad va spazzato via al più presto, e quale che sia il regime che subentrerà sarà più facile da rimuovere di quello attuale.

 

Quello di Aleppo è stato il terzo grave attentato in Siria dall’inizio della rivolta. Chi c’è veramente dietro alle autobomba?