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Esteri

GRECIA/ Gli errori della Merkel regaleranno all’Europa un nuovo Hitler?

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Una spina nel cuore dell’orgoglio nazionale ellenico. Nel 2000 la giustizia greca ha condannato la Germania a risarcire sopravissuti e parenti con 28 milioni di euro. Davanti al no tedesco i giudici hanno disposto il pignoramento del Goethe Institut di Atene, provvedimento bloccato dal governo greco per non compromettere le relazioni diplomatiche con un potente partner comunitario. Le vittime hanno allora fatto ricorso ai tribunali italiani. Finché nel gennaio 2011 è stato l’ex premier George Papandreou a ricorrere all’Aja a fianco dell’Italia per ottenere un indennizzo. Lo scorso 3 febbraio l’alta corte ha dato ragione a Berlino in nome dell’“immunità statale” davanti a tribunali stranieri.

Mettere insieme i morti del nazismo con i miliardi da versare alla Grecia per impedirle la bancarotta è senz’altro un’equazione oscena. Ma forse i tedeschi farebbero bene ad ascoltare il monito del ministro delle finanze Evangelos Venizelos: “Chiunque imponga a un popolo di scegliere tra l’aiuto finanziario e la propria dignità ignora gli insegnamenti della storia”.

Il pensiero corre al 1931, quando una Germania sull’orlo della bancarotta non era più in grado di far fronte al pagamento degli interessi e delle rate sull’enorme debito estero. Berlino aveva perduto ogni credibilità davanti ai creditori e il presidente della Banca centrale si vide costretto a vincere la sua paura di volare per fare spola tra le capitali europee in una drammatica corsa contro il tempo alla ricerca di una linea di credito. Quell’anno al tracollo tedesco contribuì non poco l’intransigenza della “virtuosa” Francia che si rifiutò di soccorrere le “cicale” teutoniche, colpevoli di aver anteposto la crescita dei consumi al pagamento delle riparazioni di guerra. Sappiamo tutti come andò a finire, con un partito nazionalsocialista che proprio in quei mesi cominciava la sua ascesa politica.

Oggi Berlino sembra aver dimenticato le umiliazioni patite allora: ripete con ostinazione il mantra dell’austerità con l’unica preoccupazione di erigere un “firewall”, un muro antifuoco sufficientemente solido, come estrema difesa dell’euro dall’incendio greco.

A pesare sono i troppi torti di Atene: i conti truccati del bilancio statale (sia pure con qualche aiutino di potenti istituti bancari, leggi Goldman Sachs), l’occasione sprecata delle Olimpiadi 2004 (che hanno fatto cambiare faccia al paese, ma con costi mostruosi: 8,9 miliardi di euro, il 4% del reddito nazionale), l’alto tasso di corruzione ed evasione fiscale, il numero insensato degli impiegati pubblici (si parla di un milione di persone).

Eppure nei corsi e ricorsi storici certe miopie possono essere fatali. E questa volta, di fronte agli esiti disastrosi delle politiche della troika e alla tentazione di far prevalere gli egoismi nazionali, in gioco potrebbero esserci le sorti stesse del progetto europeo.

 

(Francesco Esposito)

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