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AGHANISTAN/ Panetta: via le truppe entro la metà del 2013

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Un annuncio a sorpresa. Almeno per il governo di Kabul che non si attendeva una simile decisione. Le truppe degli Stati Uniti d’America si ritireranno dall’Afghanistan entro la metà del 2013, in anticipo rispetto al calendario sin qui stabilito dal presidente Obama. Lo ha annunciato il segretario alla Difesa, Leon Panetta, a margine di una riunione al quartier generale della Nato a Bruxelles. 22mila soldati, degli attuai 90mila, saranno ritirati a fine anno. Gli altri 68mila entro la metà del 2013. Queste forze subiranno un processo di ridispiegamento in Medioriente. Saranno dislocate in luoghi ritenuti attualmente maggiormente strategici. Resterà nel Paese un contingente minimo che avrà il compito di addestrare le forze di sicurezza. La decisione è stata assunta nel momento in cui, in Qatar e in Arabia Saudita, hanno preso il via i negoziati tra l’amministrazione Usa e i talebani. Si tratta del tentativo di raggiungere un’intesa che conduca alla riappacificazione nazionale, al fine di stabilire il nuovo assetto afghano. E’ probabile che il caponegoziatore americano, Marc Grossman, con la decisione di ritirare le truppe in anticipo, disponga adesso di un credito molto importante nei confronti dei talebani. La mossa ha destato, invece, parecchi malumori in seno al governo di Kabul. In particolare, in ambito militare, serpeggia il malcontento. Le autorità dl Paese avrebbero preferito di gran lungo che gli americani rimanessero ancora a lungo. Proprio in questi giorni, infatti, è stato diffuso sugli organi di informazione un memorandum dell’intelligence afghana che dimostrerebbe come i talebani, spalleggiati dai servizi segreti pakistani, sarebbero in procinto di riappropriarsi delle redini del potere. In particolare, Islamabad sarebbe pronta a concedere armi, supporto logistico e strategico perché i talebani possano attaccare la capitale, mettendo in fuga il governo guidato da Hamid Karzai. Sembra, tuttavia, che per Panetta abbiano prevalso le ragioni legate ai nuovi pericoli per la sicurezza degli Usa e mondiale: in particolare il riarmo nucleare cinese e l’approvvigionamento atomico iraniano.


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