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Esteri

RISIKO/ Il piano di Cina e Turchia per prendersi il Medio Oriente

Folla in Egitto (Foto Infophoto)Folla in Egitto (Foto Infophoto)

Uscendo dal contesto regionale, non vanno dimenticati attori altrettanto rilevanti e non certo meno “disponibili”. Nell’area operano già, con crescenti interessi economici e geo-politici, le potenze “emergenti” del cosiddetto gruppo dei Brics. La Cina, in particolare, non ha mai nascosto il suo interesse  mediterraneo, e con le sue riserve valutarie di circa 3mila miliardi di dollari potrebbe finanziare, senza grandi sacrifici, prima il salvataggio e poi l’eventuale rilancio dell’Egitto, della Tunisia, della Libia e di altri importanti possibili partner, fornendo loro i prodotti e le infrastrutture di cui hanno bisogno. In cambio avrebbe la possibilità di preservare e aumentare le forniture energetiche e la sicurezza delle rotte marine. Insomma, uno scambio tutto sommato vantaggioso.

La Cina non si è certo fatta cogliere impreparata dalla primavera araba e già nell’aprile scorso una delegazione cinese, composta da uomini d’affari e banchieri e guidata dal viceministro per il commercio Fu Ziying, ha visitato l’Egitto e la Tunisia. In particolare, al Cairo la delegazione cinese ha firmato un accordo di cooperazione tecnica ed economica che prevede la fornitura all’Egitto di aiuti per circa 6 milioni di euro, mentre in Tunisia sono stati predisposti aiuti a fondo perduto per la realizzazione di progetti per un valore complessivo di circa 4 milioni di euro. Tutto fa dunque presupporre l’inizio di una più incisiva e cospicua cooperazione.

In tutto questo rinnovato fermento viene spontaneo chiedersi: e l’Europa sta a guardare? La risposta non è semplice e di certo non può che tenere conto dell’attuale deficit economico che attanaglia i paesi cardine dell’Unione. Il “piano Marshall per il Mediterraneo”, stavolta, deve scontrarsi con i limiti di un’Europa in crisi di liquidità, eppure la questione degli aiuti finanziari e delle altre forme di assistenza ai paesi del Medio Oriente e del Nord Africa può offrire all’Ue l’occasione di ristabilire, su basi completamente nuove, i rapporti economici e finanziari (ma anche e soprattutto  politici e culturali) con la sponda sud.

La commissione europea, nel settembre 2011, ha elaborato la sua “new response to a changing Neighbourhood”, prevedendo un primo “Spring Programme”, che mira a supportare i paesi del Nord Africa e del Medio Oriente con interventi modellati sulle esigenze delle diverse economie e realtà sociali, attraverso lo stanziamento, per il biennio 2011-2012, di  risorse pari a 350 milioni di euro. Chissà però se, a fronte dei nuovi attori in gioco, questo sarà sufficiente a tenere aperta la partita europea per il  Mar Mediterraneo.

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