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AFGHANISTAN/ Il generale: i Corani bruciati dagli Usa? Un italiano non lo avrebbe fatto

Proteste in Afghanistan (Infophoto) Proteste in Afghanistan (Infophoto)

Il cittadino statunitense, di norma, non è capace di vivere fuori dal proprio Paese, è privo di capacità di adattamento. E non parlo solo del Medio Oriente. In Germania, ad esempio, ci sono ancora circa 50 mila soldati Usa che vivono nelle basi militari presenti nel Paese. Si tratta di vere e proprie enclave, città in miniatura che non hanno niente a che fare con il contesto in cui sono collocate.

 

Noi italiani abbiamo mai compiuto simili passi falsi?

 

Guardi, si figuri che il nostro “errore” più grande è stato quello di costruire una piccola chiesetta nella nostra base a Herat; al che la popolazione locale ha un po’ digrignato i denti, ma niente di più.

 

C’è una specificità italiana?

 

I nostri soldati, anzitutto, mediamente sono dotati di una certa cultura. Sono quasi tutti diplomati, molti laureati. Dispongono, inoltre, di qualità innate, analoghe a quelle dei nostri vecchi migranti: sono aperti, capaci di dialogare con tutti, si adeguano alla cultura del Paese in cui vanno, la rispettano e ne apprendono le regole. Le racconto un aneddoto.

 

Prego.

 

Quando siamo venuti via dall’Iraq, la nostra provincia era l’unica pacificata. Dopo il rientro, gli inglesi mi assillarono per mesi perché andassi a Londra a spiegare come l’Italia avesse organizzato in modo così esemplare il rientro del suo contingente; un’operazione alquanto complicata. Si immagini di mobilitare, insieme a dei mezzi pesanti, migliaia di soldati che devono arrivare, via terra, in Kuwait, per poi imbarcarsi; con il rischio costante di attentati terroristici e le difficoltà nell’interloquire di volta in volta con le autorità locali. Insomma, gli inglesi volevano sapere quali operazioni fossero intercorse tra i massimi vertici politici e militari - ministero degli Esteri, della Difesa e tutti gli altri ministeri interessati -  dei rispettivi Paesi.

 

E quali sono state queste operazioni?

 

Non ce ne sono state. Avevamo fatto tutto io e i miei uomini; il mio comandante aveva pianificato ogni cosa, prendendo contatti sul terreno con le autorità irachene senza scomodare accordi politici al massimo livello. Ancora oggi, gli inglesi non ci credono. È solo uno dei tanti esempi che dimostra come i nostri militari italiani siano in grado di entrare in rapporto diretto con le popolazioni con cui hanno a che fare.

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COMMENTI
23/02/2012 - verità, solo e soltanto verità (Antonio Servadio)

tutte importanti verità, e spiegate in modo semplice, perchè il nocciolo di tutto questo è qualcosa di estremamente semplice: non ci sono procedure o regolamenti o politiche o alte strategie che tengano, senza cultura, senza l'impegno di tutti i singoli, si combinano solo pasticci. Per converso, usando il cervello si superano difficoltà in scioltezza. Il problema è che i delicati equilibri dello scacchiere internazionale sono "in mano" a persone di quel tipo che il Generale ha ben descritto. Le conseguenze però le paghiamo tutti.

 
23/02/2012 - italiani brava gente (francesco taddei)

è grazie a gente come il generale castagnetti che possiamo ancora dirci italiani fieri. grazie ai militari italiani.