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AFGHANISTAN/ Capuozzo: il rogo del Corano prepara il ritorno dei talebani

Pubblicazione:sabato 25 febbraio 2012

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Non è una novità. Lo sappiamo anche noi italiani che siamo rimasti "vittime" di un fuoco che pensavamo amico. Ci sono stati episodi di soldati afgani che hanno rivolto le armi contro istruttori e colleghi. E' un ulteriore sintomo delle difficoltà di una non comunicazione fra militari del contingente occidentale e i militari afgani. C'è una barriera culturale non facile da varcare.

E la reazione afgana al falò del Corano? Qualcosa di già visto, no?

Sì, ed è anche questa una spia di un atteggiamento storico che è una reazione allo straniero, una presenza che è non si è accompagnata con una crescita sufficiente nei rapporti e alla prima occasione esplode. Inoltre testimonia un rapporto con i simboli religiosi molto diverso dal nostro. Noi siamo abituati a vedere la pubblicità in televisione di quelli che bevono il caffè in Paradiso e questo non ci offende. E' la testimonianza di un disinteresse verso la religione o una nostra maturità civica? E' un discorso complesso che non è qui da fare, che il nostro sia cioè un disincanto o una dimenticanza.

La reazione islamica è però sempre o quasi eccessiva, non le sembra?

Assolutamente, si tratta di abitudini a cui basta una vignetta su un giornale  per incendiare gli animi. Anche questo non è una novità, ma spia di un rapporto tormentato coi simboli e con la religione.

I tedeschi, forse alla luce di questi ultimi incidenti, hanno annunciato ieri che fra un mese se ne andranno dall'Afghanistan. Che quadro si prospetta?

Ovviamente i calendari dei ritiri militari sono sempre molto complessi. Obama stesso ha cercato di fissare una strategia di uscita, i primi sono stati i francesi tanto che dalla loro "fuga" si è presa la denominazione di "sindrome francese". Tutti vorrebbero che il ritiro fosse lento, guidato e con un bilancio felice. Il dubbio che abbiamo però è se l'Afganistan che verrà lasciato dalla forza militare occidentale sarà un Afghanistan migliore di quello che era prima.

Ci potrà essere il rischio che i talebani riconquistino il potere?

E' un rischio che va affrontato, perché il bilancio vero che uno deve fare è cosa rimane di questa missione. Si è affrontata una guerra e un dopoguerra che la Nato non poteva permettersi di perdere ma che non sembra che sia riuscita a vincere. Questo perché rimane un tale intreccio complicatissimo di relazioni militari e di costruzione di una società democratica che non appare assolutamente chiaro. La domanda da farsi è allora: siamo stati in grado di aiutare gli afgani a fare da soli? Al momento non è possibile rispondere.

Eppure si sono impiegati quasi dieci anni…

Il governo centrale è fragile e corrotto, non ha guidato le trasformazioni che doveva fare. Ma il solo fatto che si ammetta una durata oltremisura, è emblematico. Solo la missione in Libano che dura da trent'anni sotto l'egida dell'ONU batte quella in Afghanistan. e il Libano è sempre sull'orlo di una nuova guerra.



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