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SIRIA/ Geninazzi: un'opposizione divisa "regala" il potere ad Assad

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Lo si è visto venerdì a Tunisi nel corso della riunione dei cosiddetti “Amici della Siria”. Non si riesce infatti a trovare l’unità, innanzitutto al livello delle forze siriane. A Parigi è attivo il Coordinamento Nazionale Siriano, che sembra godere dell’80% del consenso dell’opposizione, ma anche su questo non abbiamo dati certi, tanto che la carta finale degli “Amici della Siria” lo definisce come “un rappresentante”, e non come “il legittimo rappresentante”. Possiamo quindi vedere una grande differenza con il CNT libico che si era insediato a Bengasi e aveva ricevuto l’imprimatur della comunità internazionale come unico rappresentante della nuova Libia. Nel frattempo non si sa che cosa sta avvenendo nel regime di Assad, perché le diserzioni continuano e non si sa quindi se il suo Esercito sia veramente compatto.

Come valuta il ruolo della comunità internazionale in questa fase della crisi?

Anche il fronte della comunità internazionale è molto frammentato e il risultato è che non si sa bene come intervenire. Da un lato l’Onu esclude un intervento militare e dall’altra si divide su varie opzioni. Qualcuno pensa a un intervento umanitario, che però è difficile da realizzare, qualcun altro vorrebbe armare i ribelli, che di fatto attraverso forme sotterranee ricevono già armi e munizioni da Paesi come Qatar e Arabia Saudita. Ci sono inoltre numerose tendenze anche all’interno dei Paesi arabi, perché se Arabia Saudita e Qatar spingono per una presa di posizione forte, dall’altra ci sono altri Paesi a cominciare da Iraq e Algeria che frenano. In definitiva, quella siriana è una situazione veramente caotica e frastagliata.

(Pietro Vernizzi)

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