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EGITTO/ Gobarah (Al-Wafd): Port Said, una strage annunciata voluta dalla polizia

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I sostenitori del passato regime approfittano di questi fatti per macchiare l’immagine della rivoluzione e incolparla dell’attuale confusione. La sensazione è che si sia trattato di una resa dei conti, perché i tifosi dell’Ahly avevano partecipato attivamente alla rivoluzione, e che i 75 morti e le centinaia di feriti siano il risultato di un atto di vendetta.

 

Dunque lei è d’accordo con i Fratelli Musulmani, secondo cui a pianificare il massacro di Port Said sarebbero stati i sostenitori di Mubarak?

 

E’ così, tuttavia la domanda che si impone ora è perché si sia permesso che il Consiglio Militare restasse al governo, consentendogli di usare in modo distorto denaro e armi per danneggiare il Paese e far fallire la rivoluzione. C’è una precisa responsabilità dei militari, che non prendono serie iniziative per fermare i continui spargimenti di sangue. Concordo con l’accusa dei Fratelli Musulmani, perché i sostenitori del passato regime hanno ancora il potere finanziario e organizzativo per minacciare la sicurezza nazionale e cercare di far fallire la rivoluzione. Ma sono gli stessi Fratelli Musulmani a non lasciare che vengano individuati e processati, così da evitare che questi tragici fatti si ripetano.

 

Dopo quanto successo a Port Said, ritiene che il ministro dell’Interno Mohammed Ibrahim debba dimettersi?

 

Il ministro Ibrahim deve dimettersi e occorre aprire subito un’inchiesta sugli avvenimenti di Port Said, in particolare sulle responsabilità della polizia.

 

Eppure secondo molti il Consiglio Militare ha salvato l’Egitto dalla guerra civile …

 

La lentezza e la goffaggine dei militari nel gestire il Paese in questo periodo di transizione ha avuto un impatto del tutto negativo sulla sicurezza e l’economia. Il permanere al potere della giunta militare non può che aggravare la situazione. È ormai diventata evidente la incapacità del Consiglio Militare nell’affrontare questioni spinose, come il ripristino della sicurezza, i processi al passato regime e il recupero dei fondi esportati illegalmente. Ciò ha fornito l’impressione che i militari non stiano dalla parte della rivoluzione, ma che seguano interessi propri nella gestione del Paese, dando luogo a una perdita di fiducia nei loro confronti da parte dei giovani protagonisti della rivoluzione, soprattutto dopo i recenti avvenimenti che hanno provocato la morte di decine di giovani egiziani. Gli egiziani si stanno chiedendo quando finiranno questi crimini contro il nostro popolo e la sicurezza potrà tornare nelle nostre strade. La verità è che una grande parte della popolazione sopporta le conseguenze della incapacità del Consiglio Militare nell’affrontare i problemi dell’Egitto rallentandone la soluzione.

 

(Pietro Vernizzi)

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