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IRAN/ Micalessin: Israele è pronto ad attaccare

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Un test missilistico iraniano (Foto: Infophoto)  Un test missilistico iraniano (Foto: Infophoto)

Questa è il grande quesito a cui difficilmente gli americani potrebbero rispondere in caso di un attacco israeliano, perché in quel caso sarebbe l’Iran a decidere se vuole coinvolgere gli americani e scatenare una guerra regionale di altissime proporzioni, oppure limitarsi a rappresaglie contro Israele. La palla è quindi nelle mani dell’Iran, e allora sono comprensibili le paure e le preoccupazioni degli Stati Uniti, costretti a far fronte a questa situazione nel mezzo di una delicatissima campagna elettorale.

Secondo lei, in caso di attacco, gli Stati Uniti potrebbero davvero rimanere a guardare?

A quel punto il discorso dell’eventuale rappresaglia si sposterebbe sul piano della politica e su quello dell’influenza delle varie lobby israeliane che negli Stati Uniti sono potentissime, senza dimenticare anche la vicinanza dell’opinione pubblica americana nei confronti di Israele. E’ chiaro che una rappresaglia prolungata dell’Iran, di Hezbollah, di Hamas contro le città israeliane potrebbe innescare anche una successiva reazione americana.

Israele invece quanto teme la risposta degli ayatollah?

Israele sa che deve in ogni caso fare i conti con gli ayatollah già da molti anni, ed è chiaro che questa volta, se deciderà di colpire, sarà ancora più preparata che nel 2006. Inoltre, con ogni probabilità, l’attacco all’Iran sarà portato in contemporanea con un altro attacco devastante contro i principali siti missilistici in Libano.

In caso di un attacco, quali potrebbero essere invece i rischi per l’Italia?

Gli italiani sono certamente coinvolti. Anche oggi la guida suprema Ayatollah Ali Khamenei ha detto che l’Iran è pronto a colpire non solo chi li attaccherà militarmente quindi l’Italia, essendo alleata degli Stati Uniti, rientra nei possibili obiettivi dell’Iran ma soprattutto negli obiettivi di una rappresaglia che punta contro l’Afghanistan, dove ci sono le nostre basi condivise con gli americani.

 

(Claudio Perlini)



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